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Accesso al Fondo di garanzia INPS anche in caso di sovraindebitamento del datore di lavoro e start up

06 Giugno 2016 | Fondo di garanzia INPS

Con il messaggio n. 4968 del 24 luglio 2015, l’INPS ha esteso l’accesso al Fondo di garanzia anche ai lavoratori dipendenti di soggetti sottoposti alla procedura di liquidazione dei propri beni.

 

Le procedure per la composizione della crisi da sovraindebitamento sono state introdotte in Italia con L. 27 gennaio 2012, n. 3, al fine di consentire anche al debitore civile e ai piccoli imprenditori non assoggettabili ad altre procedure concorsuali, di definire i rapporti con i creditori attraverso l’accesso ad una procedura che ha quale effetto finale l’esdebitazione.

L’istituto trovava originariamente applicazione ad un’ampia platea di soggetti: imprenditori agricoli e piccoli imprenditori commerciali; enti collettivi non commerciali, quali ad esempio fondazioni e associazioni; studi associati e società di professionisti; soci illimitatamente responsabili di società di persone non fallibili.

 

Sono due (o, secondo una classificazione più ampia, tre) le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento previste dalla legge: l’accordo con i creditori (ed in alternativa il piano del consumatore) e la procedura di liquidazione dei beni.

Ed è proprio con riferimento a quest’ultima che l’INPS ha stabilito la possibilità di accedere al Fondo di Garanzia, che com’è noto garantisce il pagamento del TFR e delle ultime tre mensilità non corrisposte dal datore di lavoro insolvente.

 

Quattro sono i requisiti per potervi accedere, nel caso che ci occupa: il primo è l’intervenuta cessazione del rapporto di lavoro subordinato; il secondo e il terzo sono rispettivamente la dimostrazione che il datore di lavoro non è assoggettabile alle procedure concorsuali e l’insufficienza delle garanzie patrimoniali offerte dallo stesso, circostanze che possono essere provate anche dall’allegazione del decreto che dichiara l’apertura della procedura di liquidazione.

L’ultimo requisito è, infine, la sussistenza del credito nella procedura di liquidazione del patrimonio, che viene ottemperato con la relativa ammissione nello stato passivo del datore di lavoro, anche se non sia stato precedentemente accertato in giudizio. Per questa ragione, i lavoratori dipendenti da datori di lavoro per i quali sia stata aperta la procedura potranno presentare domanda di intervento del Fondo solo dopo il deposito dello stato passivo definitivo.

Alla domanda devono essere allegati i seguenti documenti: copia del decreto del tribunale che dichiara aperta la procedura di liquidazione; copia autentica dello stato passivo definitivo redatto dal liquidatore o dal giudice incaricato, e modello SR52 compilato dal liquidatore.

I termini di prescrizione della domanda si intendono sospesi per la durata della liquidazione e decorrono nuovamente dalla data del decreto di chiusura della procedura.

 

La procedura di sovraindebitamento non ha finora trovato grande diffusione (anche se vi sono recenti segnali di un suo rilancio), ma è da rilevare che l’art. 31 d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 ne ha esteso l’applicazione, a prescindere dalla sussistenza dei requisiti dimensionali di cui all’art. 1 legge fallimentare, anche alle c.d. start-up innovative, ovvero quelle società di capitali, costituite anche sotto forma di cooperative, che svolgono attività d’impresa da non più di quarantotto mesi e hanno come oggetto esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Alla base di tale novità legislativa stanno le motivazioni espresse nella Relazione illustrativa del Decreto Sviluppo, e cioè la considerazione dell’elevato rischio economico “assunto da chi decide di fare impresa investendo in attività ad alto livello di innovazione”.

Di qui la scelta di escludere dall’area di applicazione del fallimento e delle altre procedure concorsuali soggetti che, diversamente da tutti gli altri per i quali la procedura di sovraindebitamento in questione è stata pensata, potrebbero in concreto arrivare a dimensioni (anche sotto il profilo specifico della forza lavoro) certamente non trascurabili, come reso evidente dall’esame più puntuale dei requisiti richiesti dalla legge. Tra questi si ricordano in particolare i seguenti: la società dev’essere attiva da non più di 60 mesi e residente in Italia, oppure in uno degli Stati membri dell'Unione Europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo, a condizione che abbia una sede produttiva od una filiale in Italia; il totale del valore della produzione annua della società, a partire dal secondo anno, non deve essere superiore a 5 milioni di euro; la società non deve distribuire o aver distribuito utili e deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico; non dev’essere stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione d'azienda o di ramo d'azienda.

 

Per essere considerata “start-up innovativa”, la società deve inoltre possedere almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti sostanziali: le spese in ricerca e sviluppo sostenute debbono essere uguali o superiori al 15% del maggior valore fra costo e valore totale della produzione; deve impiegare come dipendenti o collaboratori, a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore ad 1/3 della propria forza lavoro, personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un'università italiana o straniera ovvero in possesso di laurea, e che abbia svolto un'attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca da almeno 3 anni in Italia o all'estero; è possibile, in alternativa, impiegare come dipendenti o collaboratori, a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore a 2/3 della forza lavoro complessiva, personale in possesso di laurea magistrale; deve essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o ad una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all'oggetto sociale ed all'attività d'impresa; il D.L. n. 76/2013 ha esteso l'ambito di titolarità dei diritti di privativa industriale anche ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, a condizione che sia anch'essa afferente all'oggetto sociale e all'attività di impresa.

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