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I limiti del controllo giurisdizionale nelle procedure di sovraindebitamento

Nelle procedure concorsuali di composizione della crisi da sovraindebitamento, regolate dalla legge n. 3/2012 e succ. modifiche, il controllo del giudice si esplica in vario modo, grosso modo ripercorrendo le linee che caratterizzano il tema dei limiti del controllo giurisdizionale nelle procedure di concordato preventivo.

L’aspetto inerente alla legittimità è quello prevalente, derivando dalle prerogative tipiche dell’organo giurisdizionale, cui spetta fisiologicamente la valutazione relativa alla presenza dei presupposti di ammissibilità della procedura, dei profili che condizionano la regolarità del procedimento, del pieno rispetto delle norme di contenuto imperativo di volta in volta applicabili.

 

Mutuando la classificazione introdotta dalla Corte di Cassazione con la sentenza resa a Sezioni Unite n. 1521/2013, a proposito del concordato con cessione dei beni, ben si può dire che il controllo di legittimità inerisca alla fattibilità giuridica dell’accordo di composizione della crisi o del piano del consumatore.

Al giudice spetta pertanto in primis la verifica in merito all’esistenza:

  • dei presupposti soggettivi delle varie procedure (qualità di soggetto non assoggettabile alle procedure concorsuali “maggiori” o, nella procedura riservata al consumatore, di soggetto il cui indebitamento sia riconducibile esclusivamente alle necessità personali o del suo nucleo familiare);
  • del presupposto oggettivo, integrato dal sovraindebitamento, nelle viste due diverse forme in cui può essere integrato (la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, ovvero la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni);
  • di un piano, a contenuto libero e atipico, di soddisfacimento del ceto creditorio.

Oltre alle cosiddette condizioni di ammissibilità sostanziali, è necessariamente oggetto del controllo giurisdizionale la presenza delle condizioni di ammissibilità formali, cioè di tutti i documenti che devono accompagnare la proposta di accordo o di piano.

Essi sono elencati all’art. 9, commi 2, 3, 3-bis e sono: l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, di tutti i beni del debitore, degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati dalle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dall’attestazione sulla fattibilità del piano, nonché l’elenco delle spese necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata dal certificato dello stato di famiglia.

Se il debitore proponente svolge attività d’impresa è tenuto inoltre a depositare le scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente ad una dichiarazione che ne attesti la conformità all’originale.

Se il debitore è un consumatore, infine, alla proposta di piano va allegata una relazione dell’organismo di composizione della crisi, con contenuti molteplici, la cui effettiva esistenza deve a sua volta essere oggetto di verifica da parte del giudice.

 

Tra le norme imperative di indispensabile applicazione, vanno ricordate quella che condiziona il soddisfacimento parziale dei creditori privilegiati alla preferibilità del trattamento proposto rispetto a quanto deriverebbe dalla liquidazione a valore di mercato dei beni sui cui il privilegio insiste (principio del soddisfacimento del credito privilegiato nei limiti della capienza del bene o dei beni sui quali il privilegio insiste), nonché quella che impone il pagamento integrale del credito vantato dall’erario per IVA e ritenuta d’acconto eseguita e non versata (anche se restano da verificare, sul punto, gli effetti della recente sentenza della Corte di Giustizia UE 7 aprile 2016, causa C-546/14).

 

Gli ulteriori profili sui quali interviene il controllo giurisdizionale sono meritevolezza, fattibilità e convenienza.

A differenza del controllo di legittimità, immanente alle prerogative del giudice e da quest’ultimo realizzato in piena autonomia, il controllo sulla meritevolezza del debitore, sulla fattibilità e convenienza del piano sottostante alla proposta viene realizzato con l’ausilio dell’Organismo di Composizione della Crisi.

Quanto alla meritevolezza, va evidenziato come la normativa sia in controtendenza rispetto alla scelte operate dal legislatore a proposito del concordato preventivo, istituto dal quale sono scomparsi sia il requisito della meritevolezza, sia tutti i presupposti di ammissibilità della domanda in qualche misura ancorati ad elementi di natura etica.

Può certamente dirsi che gli istituti in esame segnino il ritorno ad una concezione "moralizzata" della procedura concorsuale.

Ne è una dimostrazione la previsione secondo cui l'Organismo di Composizione della Crisi debba predisporre una relazione, da allegarsi alla domanda di piano del consumatore e a quella di liquidazione del patrimonio del debitore, inerente alle cause dell'indebitamento, alla diligenza del debitore nell'assunzione delle obbligazioni, alle ragioni del sovraindebitamento ed alla attendibilità della documentazione allegata all'atto introduttivo delle procedure.

La relazione deve altresì contenere il resoconto sulla solvibilità del debitore negli ultimi cinque anni.

Vanno poi considerati emblematici il condizionamento dell’ammissibilità della proposta di piano del consumatore e di accordo di composizione della crisi all'accertamento della mancanza di atti di disposizione patrimoniale di natura fraudolenta posti in essere dal debitore negli ultimi cinque anni e, nei casi in cui i debitore abbia svolto attività d'impresa, alla regolare tenuta delle scritture contabili.

Infine, va evidenziato che la proposta di piano o di accordo sono inammissibili se il debitore abbia già fatto ricorso, nei cinque anni precedenti, a procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, in tutti i casi in cui una precedente procedura abbia avuto esito negativo (risoluzione, revoca, cessazione degli effetti), o quando la documentazione allegata non abbia consentito la ricostruzione della situazione economica e patrimoniale.

 

In generale va rimarcato che la reintroduzione della meritevolezza va di pari passo con l’intensità dei benefici riconosciuti al debitore che voglia utilizzare una delle tre procedure concorsuali in esame: la protezione del patrimonio dalle possibili iniziative cautelari o esecutive dei creditori, l’esdebitazione conseguente all’omologazione dell’accordo o del piano o alla liquidazione del patrimonio.

Proprio la considerazione di tali indubbi e rilevanti benefici, e la conseguente necessità di controbilanciare il sistema, hanno indotto il legislatore a riservare le procedure al debitore meritevole e inoltre a prevedere nuove figure di reato, a dolo specifico, in capo al debitore che ponga in essere condotte illecite funzionali all’accesso alle procedure in parola.

 

Venendo poi ai profili della fattibilità e convenienza, essi non riguardano, per ragioni facilmente intuibili, la procedura di liquidazione del patrimonio, ma soltanto gli accordi di composizione della crisi ed il piano del consumatore.

La fattibilità va indagata d’ufficio dal giudice al momento della pronuncia di omologazione (negli accordi sulla base di una mirata relazione predisposta dall’organismo di composizione della crisi).

Il riconoscimento della doverosità di tale controllo tiene conto, nella procedura degli accordi di composizione della crisi, dell’adozione del meccanismo del silenzio-assenso senza adunanza, quale criterio cui ancorare l’approvazione del concordato; in quella del piano del consumatore, della mancata previsione del voto dei creditori, motivo per cui la proposta, per quanto oggetto di obbligatoria comunicazione ai creditori, passa direttamente alla valutazione del giudice, senza necessità di una sua approvazione da parte dei creditori falcidiati, nemmeno con la regola del silenzio-assenso.

La convenienza della proposta rispetto all’alternativa liquidatoria, infine, rientra nel campo di verifica giurisdizionale, ma nella sola ipotesi in cui venga presentata una contestazione specifica, sul punto, da parte di uno o più dei creditori concorsuali.

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