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Il visto del Commissario giudiziale in ordine ai pagamenti del Liquidatore concordatario

Nella prassi operativa dei concordati preventivi di tipo liquidatorio, è largamente diffusa la previsione del “visto” del Commissario giudiziale sui pagamenti decisi dal Liquidatore concordatario.

 

L’onere è disposto dal decreto di omologa ai sensi dell’art. 185 l.fall., che attribuisce al Tribunale il potere di disporre le modalità della sorveglianza sull’adempimento del concordato.

Raramente vengono precisati i criteri che devono presiedere allo svolgimento di tale compito e, dunque, qualche riflessione appare opportuna (senza pretese conclusive, ma) per evidenziare i potenziali profili di criticità che potrebbero essere previamente risolti dal decreto di omologa.

 

A mio avviso, ogni considerazione deve muovere dal riparto di competenze che la normativa concordataria stabilisce tra le prerogative del Commissario giudiziale, a cui – come si anticipava - l’art. 185 l.fall. demanda funzioni di sorveglianza sulla esecuzione, e quelle del Liquidatore, che ai sensi dell’art. 182 l.fall. è tipicamente deputato alla cessione del patrimonio, ma può essere incaricato dal Tribunale di ulteriori adempimenti, come il pagamento dei creditori.

Mi sembra che tale riparto porti ad escludere che il visto – in assenza di disposizione nel decreto di omologa – implichi, di per sé, che il  Commissario possa concorrere alla determinazione di crediti (importo, natura e grado) e creditori, dovendo piuttosto riconoscersi in capo allo stesso un potere/dovere di sindacato in ordine alle legittimità delle scelte operate dal Liquidatore.

A tal fine, il termine di riferimento è costituito dall’elenco dei creditori allegato al piano concordatario (art. 161 l.fall.) ovvero, laddove previsto dal decreto di omologa, dall’elenco depositato dal Liquidatore, a seguito delle verifiche operate su quanto appostato dal debitore.

 

In ambedue i casi, è a mio avviso da ritenersi che spetti al Commissario, ai fini del visto, accertare che il pagamento sia conforme a quanto indicato nell’elenco senza necessità di ulteriori riscontri.

Laddove il Liquidatore abbia operato delle rettifiche senza che tale facoltà sia stata espressamente prevista dal decreto di omologa, è tuttavia opportuno che la questione sia portata all’attenzione del Giudice delegato/Tribunale, essendo altamente discusso se, o in che termini, quanto appostato nel piano concordatario possa essere autonomamente riconsiderato dal Liquidatore. 

In questo ordine di idee, sempre ai fini del visto, spetta al Commissario giudiziale accertare che la richiesta sia stata avanzata conformemente a quanto disposto dal decreto di omologa e dalla normativa concordataria.

A tale riguardo, occorre distinguere a seconda che il decreto disponga, o meno, la predisposizione di piani di riparto.

Ove ciò sia previsto, il visto dovrebbe essere negato prima che detto adempimento si sia ritualmente perfezionato nonché nel caso in cui sussistano delle difformità rispetto a quanto programmato. 

Laddove nulla sia disposto, è il rispetto dell’ordine legale delle preferenze a costituire il criterio che dovrebbe presiedere al rilascio del visto. Il termine di riferimento è dato dal piano concordatario con le eventuali integrazioni che si dovessero rendere necessarie a seguito della conduzione della liquidazione.

In ambedue i casi, si pone il problema delle spese sorte in funzione della Liquidazione che rivestono carattere di urgenza. Si pensi al patrocinio legale a seguito di chiamata in giudizio. Non sempre è dato attendere la predisposizione del piano di riparto ovvero rispettare l’ordine legale delle preferenze. Qui, più che in ordine alla possibilità di procedere egualmente al pagamento, interessa approfondire come debba essere risolto l’eventuale contrasto tra il Commissario e il Liquidatore in ordine alla sussistenza dei presupposti per il pagamento medesimo. A mio avviso, e a prescindere dalla possibilità di investire della questione il giudice delegato, l’eventuale divergenza dovrebbe essere risolta in favore del Liquidatore, quale organo a cui sono riservate le decisioni in ordine alla esecuzione del piano, potendo il Commissario concedere il “visto con riserva”.

 

Altra questione è quella delle spese “non previste” nel piano. La questione circa il se possano o meno essere assunte va risolta sulla base di quanto disposto dal decreto di omologa, in difetto dovendo ritenersi che la decisione rientri nelle prerogative del Liquidatore. Occorre, tuttavia, distinguere le spese “non prevedibili” da quelle “non previste”. In caso di disaccordo, mentre per le prime il Commissario potrà apporre il “visto con riserva”, per quelle “non previste ma prevedibili” è, a mio avviso, ammissibile che possa negare il visto. Si pensi al caso degli stipendi dei dipendenti mantenuti (anche) a supporto dell’attività del  Liquidatore. Laddove detti oneri siano stati posti a carico della Procedura e sia trascorso il termine ultimo stabilito nel piano concordatario, venendo a mancare la copertura nei fondi del piano, il Commissario è tenuto ad opporsi alla spesa. E’ questa una situazione alquanto diffusa, spesso fonte di gravi tensioni tra i diversi organi e tra la procedura e il debitore. Il problema, a mio avviso, è risolvibile laddove il Liquidatore dimostri che la forza lavoro sia indispensabile ai fini di una efficace conduzione della liquidazione. In tal caso, l’onere potrebbe essere giustificato quale spesa strumentale e necessaria, previo ottenimento delle autorizzazioni previste – solitamente da parte del Comitato dei creditori – per tali oneri. Mutando l’imputazione e sussistendo le autorizzazioni, il visto sarà un atto dovuto.

 

A diverse conclusioni si deve pervenire laddove, ad esempio, il concordato e il debitore versino in una situazione di insolvenza, anche prospettica, per la difficoltà/impossibilità di procedere con la dismissione dei beni. In questo caso, a mio avviso, il Commissario può negare il visto se ritiene che il richiesto pagamento possa assumere rilevanza penale. Si pensi al caso delle rate di una assicurazione antincendio attivata dal debitore a tutela del patrimonio ma senza obbligo di legge. Se è vero che il pagamento della rata consentirebbe di continuare a fruire della garanzia nell’interesse del ceto creditorio, è altresì vero che ove la perdurante mancanza di liquidità possa venire a configurare il presupposto per una istanza di fallimento – anche da parte del Pubblico Ministero a seguito di segnalazione del Giudice delegato ex art. 7 l.fall. -  l’adempimento potrebbe risultare censurabile in caso di fallimento e comportare una responsabilità da parte degli organi della procedura.   

 

Ancora una notazione. Nei casi di “visto con riserva” il Commissario giudiziale dovrebbe riferire al Giudice delegato. Riterrei che l’informativa possa anche essere resa in occasione delle relazioni periodiche sull’attività di sorveglianza disposte dal decreto di omologa, salvo che la divergenza investa questioni di assoluto rilievo sia per gli importi che per il prosieguo della liquidazione. Quali le conseguenze? Nel silenzio della normativa concordataria, credo che al Giudice delegato/Tribunale competa dare direttive, se del caso integrando il decreto di omologa, e/o procedere alla sostituzione ovvero integrazione della Liquidatela.

Una considerazione finale. Come evidente, l’assenza di parametri normativi rende alquanto problematica la ricostruzione del quadro di riferimento in cui sono chiamati ad interagire gli organi della procedura. Tenuto conto che le questioni che si vengono a porre nella prassi operativa possono essere diversamente risolte a seconda della prospettiva interpretativa adottata, la maggior parte dei problemi può essere risolta preventivamente con la precisazione, da parte del decreto di omologa, dei criteri che devono presiedere all’espressione del visto e delle conseguenze in caso di divergenza tra Commissario e Liquidatore.

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