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La riforma del settore concorsuale alla luce dell’emergenza Covid-19 (qualche proposta: primo step)

L’impatto sull’economia italiana della pandemia da Covid 19 è oggetto di numerose valutazioni.

Ci pare che le analisi condotte da Cerved (“The impact of coronavirus on Italian non-financialcorporates” e “L’impatto del COVID 19 sui settori e sul territorio” entrambi del marzo 2020), basate sulla sua Centrale dei Bilanci e sulla conoscenza molto approfondita di ben 223 settori del sistema industriale italiano, possano essere assunte come uno spunto attendibile di previsione degli effetti che la crisi avrà sulla capacità delle imprese di continuare la loro attività ed assolvere ai loro impegni di breve e medio periodo.

Ebbene, adottando un approccio “soft”, che prevede il ritorno a una certa normalità entro giugno 2020, Cerved prevede una perdita di fatturato per l’intero sistema industriale, di 220 miliardi (-7,4%). In questo scenario i 10 settori più colpiti presentano questi andamenti: alberghiero (-37,5%), agenzie di viaggi e tour operators (-35,5%), strutture ricettive non alberghiere (-31,3%), trasporto aereo (-25,0%), fiere e convegni (-25,0%), rimorchi e allestimenti veicoli (-24,6%), concessionari auto e moto (-24,5%), aeroporti (-22,5%), parrucchieri e istituti di bellezza (-22,3%) e autonoleggi (-21,7%). 

Ma vi è anche uno scenario “hard” (che si basa sull’ipotesi che la situazione si normalizzi solo entro la fine del 2020) che noi vorremmo citare solo apotropaicamente, ma che appare non improbabile per almeno alcuni comparti: in esso la perdita complessiva di fatturato ascende nel 2020 a 470 miliardi, con effetti devastanti sui settori maggiormente esposti.

Tutto ciò si traduce in un peggioramento dell’indice Cerved di “probability of default” che passa dal 4,9% ante crisi al 6,8% in un quadro soft e al 10,4% in un quadro hard. Tradotto in numeri: se va bene, 7 aziende su 100, ma se va male, 10 su 100, rischiano di fallire o entrare in una qualche procedura di regolazione della crisi nei prossimi mesi.

Peraltro, e ciò va assolutamente precisato, una delle condizioni poste da Cerved perché i rischi si materializzino nelle misure sopra indicate, in ambo gli scenari, è che lo Stato appresti interventi a sostegno delle famiglie e delle imprese e vi sia un forte impulso nella spesa pubblica. E ciò potrebbe non essere scontato almeno nei tempi di realizzo.

Noi crediamo perciò che sia dovere del Legislatore, che ha già iniziato a mettere mano, in chiave emergenziale, alla disciplina fallimentare, apprestare tutti i possibili rimedi preventivi contro questa annunciata “pandemia concorsuale”. E deve quindi intervenire urgentemente, decida Egli se nel corso dei lavori di conversione del Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23 o con una ulteriore decretazione di urgenza.

Secondo molti analisti, infatti, quello del Covid 19 è uno shock economico che potrà essere riassorbito se il sistema tutto, nelle sue diverse facce, quella finanziaria, quella fiscale, quella assistenziale, quella di stimolo all’economia reale tramite le commesse pubbliche e, infine, e non ultima d’importanza, quella giudiziaria, creeranno un ponte tra il prima e il dopo la pandemia, evitando così che le aziende cadano nel burrone che vi sta in mezzo e siano irrimediabilmente perse.

Un acuto commentatore ha proposto di reintrodurre una sorta di amministrazione controllata (Galletti, Il diritto della crisi sospeso e la legislazione concorsuale in tempo di guerra, in questo portale). Ora, noi non sappiamo se questa sia la via più pratica, almeno nella stretta contingenza che viviamo. Ma l’idea mostra che l’autore richiamato ha ben colto il problema vissuto dall’industria nazionale. Si tratta infatti di uno shock fulmineo ed inatteso che si scarica su  un corpo magari non florido ma sano. In questi casi, come in medicina, quel che conta è la fase immediatamente successiva all’evento. Occorre accompagnare il paziente oltre la crisi, quando anche a livello internazionale i cicli produttivi, le catene del valore, si saranno ristabilite. Malconci, magari, ma vivi. Questo dev’essere il motto.

Noi non abbiamo ritenuto di immaginare soluzioni che ci portassero fuori dall’ordine degli istituti che già operano nell’ordinamento. Troppo impegno. Troppa difficoltà. E non abbastanza tempo.

Abbiamo deciso di stare nel solco di ciò che già vi è per apprestare quelle modifiche che vadano nella direzione del motto che sopra abbiamo elaborato. Il focus centrale è ovviamente per il concordato preventivo, in specie quello in continuità.

Questi gli intenti perseguiti:

  1. Snellire e velocizzare le procedure;
  2. Favorire il reperimento della liquidità nella fase concorsuale;
  3. Favorire la posizione dei fornitori strategici, cruciali per assicurare continuità nei cicli operativi;
  4. Ridurre il peso della pretesa fiscale e contributiva degradando le sanzioni a credito chirografario, a vantaggio della continuazione dell’azienda e della soddisfazione dei creditori ordinari;
  5. Chiarire i termini della decisione da assumere in ordine alla proposta di transazione fiscale e contributiva e lasciare comunque al Giudice la facoltà di salvare l’azienda se tale decisione è presa extraordinem, se pure per comprensivi “motivi erariali”;
  6. Facilitare il ricorso al concordato liquidatorio, per evitare se possibile il ricorso all’extremaratio del fallimento;
  7. Togliere agli operatori finanziari chiamati ad operare in condizioni di emergenza il peso e la remora della preoccupazione penale;
  8. Stimolare il mercato della “finanza concorsuale” sia nell’equity che nel debito.

 

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