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Poteri e funzioni del Commissario giudiziale nel concordato con riserva

I poteri e le funzioni del Commissario giudiziale nominato nella fase concordataria con riserva non si distinguono né qualitativamente né per estensione da quelli che caratterizzano l’istituto nella fase che si apre con l’ammissione.

Il Commissario giudiziale nominato dal Tribunale ai sensi dell’art. 161, comma 6, l. fall., è quello di cui all’art. 163, n. 3, l. fall.
Di conseguenza esso non si distingue dal soggetto nominato nella fase post ammissione, gli si applicano tutte le norme dettate per tale contesto normativo, nei limiti della compatibilità, e ciò anche a prescindere dall’esistenza di uno specifico rinvio.
Ad esempio: esso sarà pubblico ufficiale in forza dell’art. 165 l. fall., dovrà provvedere agli incombenti di cui all’art. 166 l. fall., e contro i suoi atti sarà data tutela ai sensi dell’art. 36 l. fall., sostituendosi al G.D. il “Giudice” responsabile della gestione della procedura in questa fase, che è il Tribunale fallimentare in composizione collegiale.
Il Commissario in questione non è un mero ausiliario del Giudice, con compiti ristretti a quelli espressamente previsti dalla legge, o richiesti specificamente dal Tribunale, ma dispone di poteri “impliciti”, e relativi ad ogni ambito in cui il Tribunale detenga un potere od una competenza, a tutela della massa creditoria.
Così esso dovrà segnalare al Tribunale che la continuazione dell’impresa è cessata o divenuta pericolosa per i creditori (art. 186-bis, ult. cpv., l. fall.), o che comunque il debitore sta abusando dello strumento concordatario, assunto non già in funzione regolatoria della crisi, ma solo dilatoria ed eccentrica rispetto alla funzione ordinamentale tipica.
Esso potrà anche relazionarsi coi creditori, fornendo loro le informazioni che siano ostensibili, e che possano apparire strumentali ad es. all’esercizio della facoltà di chiedere di essere sentiti dal Tribunale, ai sensi dell’art. 161 l. fall.
Nello svolgere tale funzione, il Commissario godrà di ampi poteri informativi e/o ispettivi, cui il debitore non potrà legittimamente sottrarsi, così come è testimoniato anche dall’espresso rinvio all’art. 170, comma 2, l. fall., da intendersi in senso ampio, ed esteso a qualsiasi documento o fatto relativo all’amministrazione dell’impresa.
La risposta reticente, evasiva, fuorviante, od addirittura falsa, alle legittime richieste informative (comunque sindacabili ex art. 36, per quanto detto) costituirà atto di frode e legittimerà l’applicazione della sanzione della improcedibilità.
D’altro canto la frode ex art. 173 l. fall. nel concordato con riserva può essere percepita soltanto in relazione ad una condotta del debitore reticente o ingannevole rispetto ad obblighi informativi previsti espressamente dalle legge (ma diversi dalla violazione degli obblighi informativi periodici, già sanzionata in modo espresso), oppure nascenti dall’onere di rappresentare correttamente ed in modo completo al Giudice una situazione di fatto o di diritto al fine di ottenere un provvedimento (ad es. un’autorizzazione), od ancora scaturenti da una legittima richiesta informativa del Commissario giudiziale.
Il Commissario dunque potrà e dovrà in sintesi attenzionare ogni aspetto rilevante ai fini della predisposizione del piano, e così ad es. i procedimenti negoziali di selezione di contraenti interessati all’acquisto dell’azienda oppure di assets destinati alla liquidazione, ed ogni aspetto rilevante ai fini della tutela dei creditori rispetto al rischio che la fase con riserva si risolva in uno strumento di dispersione di ricchezza, anziché di predisposizione del piano di regolazione della crisi.
 

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