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Quando il Codice della crisi viene rinviato per la crisi

Con il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, l’entrata in vigore del Codice della crisi e dell’insolvenza è stata rinviata al 1° settembre 2021. Al contempo, sono state introdotte delle modifiche straordinarie alle attuali procedure concorsuali  in risposta all’emergenza da Covid-19.

Queste modifiche hanno fatto passare in secondo piano il paradosso per cui il Codice della crisi è stato rinviato perché c’è … la crisi.

Paradosso: il termine viene dal greco para, che significa “contro”, e doxa, che vuol dire “opinione”. Il paradosso è qualcosa che va contro il convincimento comune e, come tale, risulta sorprendente. Nel caso del Codice della crisi, si conveniva circa l’inadeguatezza dell’attuale normativa per la regolazione della crisi d’impresa e circa la capacità del nuovo Codice di dare risposte più performanti sia in termini di prevenzione che di superamento della stessa. Qui non intendo discutere delle capacità taumaturgiche nel nuovo Codice, di cui sembra dubitare lo stesso Legislatore tanto da rinviarne l’applicazione (pur essendo la riforma nota da tempo, analizzata e approfondita in miriadi di seminari, corsi, convegni, scientifici e professionali, in ogni foro e università).

Piuttosto, mi preme evidenziare il problema di fondo: il giudizio di inadeguatezza della attuale disciplina sulla regolazione della crisi di impresa, che aveva originato la riforma. E’ evidente che tale giudizio permane. Permane e si è aggravato: se la vigente normativa non era idonea a far fronte alla crisi della singola impresa, come può esserlo quando in crisi è l’intero sistema?Paradosso del paradosso.

La questione non è retorica, tutt’altro. Perché riguarda la stessa strategia legislativa di affrontare l’emergenza da Covid-19 introducendo modifiche alla disciplina contenuta nel r.d.16 marzo 1942, n. 267.

Se questa normativa era, ed è, inadeguata nei suoi fondamentali, è difficile che gli interventi operati su questo o per profilo di disciplina possano essere risolutivi. Rischiano di essere dei meri palliativi, quando la gravità del momento richiede inveceil massiccio ricorso a terapie intensive.

Al contempo, è evidente che il rinvio del Codice della crisi ha posto il Legislatore tra l’incudine e il martello.

Mettere mano ad una mini-riforma delle procedure concorsuali depotenzia il valore catartico della grande riforma affidata al Codice.

Occorre, tuttavia, avere l’onestà intellettuale di riconoscere che il depotenziamento è in re perché discende alla stessa decisione di rinviare l’entrata in vigore del Codice della crisi.

La straordinarietà del momento che stiamo vivendo impone, allora, di avere il coraggio di dare - ora e subito - una risposta di sistema all’esigenza del mondo delle imprese di avere strumenti per far fronte alla crisi economica e alle sue ripercussioni sulle aziende.

E’ necessario superare ogni pre-giudizio. A mero titolo esemplificativo, la stessa distinzione fra crisi ante-coronavirus e crisi da-coronavirus rischia di essere ingiustificatamente censoria. Un’impresa poteva trovarsi in crisi di liquidità prima dell’emergenza per cause, come il blocco dei pagamenti pubblici, che le nuove misure stanno superando. Un negozio al dettaglio che stava abbassando le saracinesche schiacciato dalla grande distribuzione può trovare, con la pandemia, nuovi sbocchi e mercato.

Venendo alle procedure. Perché, come peraltro da più parti proposto, non anticipare gli strumenti più performanti del Codice della crisi? Penso ai piani attestati di risanamento, agli accordi di ristrutturazione dei debiti, alle convenzioni di moratoria, alla transazione fiscale e agli accordi su crediti contributivi. Sarebbe miope fossilizzarsi sul rinvio dell’entrata in vigore del Codice. La riforma prevede strumenti che possono risultare decisivi nel dare nuove chances alle imprese in difficoltà. Posporne l’operatività è contro-producente. 

Infine, ma non da ultimo: è necessario rimodulare il concordato preventivo in continuità. Tra le procedure concorsuali è lo strumento principe per rilanciare le aziende in difficoltà. La procedura andrebbe semplificata e contingentata nella tempistica. Non è questa, però, la sede per affrontare  analiticamentele proposte di modifica.

Qui, preme piuttosto portare all’attenzione l’esigenza di affrontare gli strumenti di regolazione della crisi dell’impresa passando dal piano della tattica (misure ad hoc) a quello della strategia (mini-riforma), perché il problema non è più la crisi della singola impresa, ma quella dell’intero sistema imprenditoriale.

 

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