Focus

Attestazione dei piani di risanamento: le caratteristiche soggettive dell’impresa in crisi

Sommario

Premessa | La verifica sulla fattibilità del Piano | Conclusioni |

Premessa

Il Professionista incaricato per il rilascio dell’attestazione di un piano di risanamento è tenuto ad attenersi ad una scrupolosa analisi della situazione economica, patrimoniale e finanziaria corrente e prospettica dell’impresa. Oltre alla verifica in merito alla veridicità dei dati aziendali, nella sua relazione il professionista deve attestare la fattibilità del piano di risanamento proposto dal debitore.

Al fine di fornire una guida per il rilascio della relazione di attestazione, il 6 giugno 2014 il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ha pubblicato i Principi di attestazione dei piani di risanamento (di seguito più brevemente indicati come “Principi”), che ancora oggi costituisce il principale punto di riferimento per i professionisti per l’estensione del documento (Il documento è scaricabile sul sito del Consiglio Nazionale: http://www.cndcec.it/Portal/Documenti/Dettaglio.aspx?id=affcfbe7-bd9c-48b0-b692-8848f7b82b4a).

All’interno del documento non si fa riferimento, se non con marginali accenni, alle caratteristiche soggettive dell’impresa debitrice, che talvolta assumono un peso determinante nell’espressione del giudizio finale da parte del professionista attestatore, fermo il necessario approfondimento delle connotazioni tecniche e delle evidenze quantitative del piano di risanamento, coordinato con le risultanze del negoziato con i creditori finanziari per dare concretezza alla Manovra finanziaria, ossia al complesso delle condizioni contrattuali a supporto dell’impresa debitrice per fornire le basi per il progetto di risanamento e di risoluzione della temporanea situazione di difficoltà.

Piano di risanamento, Manovra finanziaria e Attestazione del professionista, in sintesi, costituiscono il coordinato complesso dell’ambiente di riferimento per favorire il superamento della momentanea crisi dell’impresa.

 

La verifica sulla fattibilità del Piano

Il capitolo 6 dei Principi è interamente dedicato all’attività che il professionista attestatore deve svolgere per esprimere un consapevole e ponderato giudizio in ordine alla fattibilità del piano di risanamento. Detto capitolo contiene, per sommi capi, i passi metodologici che devono essere compiuti per lo svolgimento corretto ed efficiente dell’incarico: la valutazione delle ipotesi strategiche e della strategia di risanamento, l’esame dell’Action Plan, la verifica delle ipotesi economiche e finanziarie e infine la verifica dello sviluppo dei dati del piano e la necessaria analisi di sensitività.

Nella realtà dei fatti, tuttavia, per fronteggiare situazioni di momentanea carenza di liquidità, le imprese hanno sovente attuato una serie di comportamenti volti al temperamento delle criticità finanziarie: hanno rallentato i pagamenti ai fornitori, sospeso il versamento mensile delle imposte e dei contributi, eroso le disponibilità delle linee di credito, rallentato il piano di investimenti e di rinnovamento degli impianti, disatteso i clienti nei tempi di consegna.

Pertanto, la sola sottoscrizione di accordi con i creditori finanziari (art. 67 o art. 182-bis l.fall.) di per sé non permette il riequilibrio della situazione per far ripartire il volano virtuoso delle imprese: è necessario rimuovere lo stock di debito scaduto, pagare le imposte in modo puntuale (senza sanzioni né interessi), realizzare gli investimenti necessari per mantenere la piena efficienza produttiva.

Raramente, anche nella prassi professionale, vengono esaustivamente e compiutamente trattati alcuni elementi soggettivi che, spesso, costituiscono elementi meno evidenti ma tutt’altro che secondari nell’esame della situazione oggettiva e nella valutazione della prevedibile evoluzione: infatti, la reazione di clienti, fornitori, dipendenti, concorrenti, allo stato di crisi dell’impresa, spesso costituisce un elemento determinante, a volte distorsivo e altre virtuoso, da considerare attentamente per l’espressione del giudizio finale sulla fattibilità del Piano.

Detti elementi soggettivi sono molteplici e dipendono in larga misura dalla storia dell’impresa, dalle caratteristiche dell’imprenditore, dalla connotazione del settore di riferimento, dall’etica dei concorrenti; essi possono essere definiti, tutti insieme, l’ambiente di riferimento in cui l’impresa opera. In parte essi dipendono da condizioni esterne oggettive, in parte dalla gestione dell’impresa nella fase antecedente l’emersione della crisi, nonché dalla credibilità che ha saputo costruirsi nel tempo.

Di seguito si forniscono alcune esemplificazioni, di facile comprensione, per chiarire meglio il tema, tenendo presente che ogni impresa ha sue specificità e personali caratteristiche, che l’attestatore deve esaminare in profondità, non solo sul piano strettamente economico e quantitativo.

Si fornisce di seguito una rappresentazione schematica delle principali componenti dell’ambiente di riferimento, con l’evidente necessità, per esprimere concretamente il giudizio finale di sintesi sulla fattibilità del piano di risanamento, di valutarle compiutamente tutte insieme.

 

I Fornitori

Quando si esamina la situazione patrimoniale di imprese in crisi, sovente si riscontra un importo di debito scaduto nei confronti dei fornitori di elevato ammontare. Esso rappresenta una forma di finanziamento alternativo a quello tradizionale, di tipo finanziario, soprattutto quando il sistema bancario impedisce l’utilizzo delle linee di credito o quando le perdite accumulate causano l’erosione del patrimonio finanziario e occorre trovare altrove mezzi di sostentamento.

I fornitori hanno meno possibilità delle aziende di credito, che con la centrale rischi e l’esame annuale dei bilanci hanno una informativa più frequente, di conoscere lo stato di salute dei propri clienti: soprattutto quando le relazioni commerciali sono di lunga durata, le imprese fondano la decisione di proseguire nelle relazioni commerciali sulla base dell’esperienza storica e della credibilità dei propri clienti. Si instaura un rapporto di fiducia, che spesso travalica la mera valutazione della situazione di fatto.

In tali contesti, un'impresa che storicamente ha sempre pagato i propri debiti, anche se talvolta in ritardo, si trova in una situazione di vantaggio rispetto ad imprese che hanno la possibilità di rappresentare una storia più breve di relazioni commerciali.

Nella prassi professionale, l’attestatore talvolta assiste alla perseveranza degli approvvigionamenti di beni e servizi dai fornitori pur nel contesto di situazioni di grave crisi finanziaria. Ciò, spesso, è frutto del buon comportamento assunto in passato dall’impresa in crisi, che le ha permesso di maturare un elevato grado di credibilità. Addirittura, in alcuni contesti, i fornitori non si ritraggono alla eventualità di sostenere anche patrimonialmente l’impresa in crisi, attraverso la condivisione di piani di riscadenziamento del proprio credito o con altri mezzi, fino alla conversione delle proprie ragioni di credito in capitale sociale.

In altri casi, per contro, la crisi si manifesta proprio attraverso l’interruzione delle forniture strategiche, che impediscono all’impresa in crisi di proseguire la propria attività, a seguito del mancato rispetto dei tempi di pagamento.

Sul piano tecnico, quando al professionista attestatore è sottoposto un piano di risanamento che prevede l’assorbimento del debito scaduto nei confronti dei fornitori in un arco temporale inusuale (ad esempio due o tre anni), egli deve verificarne la sostenibilità, e deve approfondire i termini qualitativi delle relazioni commerciali passate al fine di esprimere un giudizio in ordine alla coerenza dell’ipotesi del piano.

Vero è che tali caratteristiche non sono di tipo meramente quantitativo, bensì investono la credibilità dell’impresa, caratteristica che si forma e materializza in anni di rapporti commerciali. Di conseguenza, la verifica si presenta complessa e delicata, e deve essere effettuata con il supporto di documentazione di natura extracontabile (ad esempio, gli scambi di corrispondenza).

 

I Dipendenti

Anche per quanto riguarda i dipendenti, occorre esaminare con particolare attenzione la possibilità che l’impresa possa contare sulla loro attività, senza quelle discontinuità significative che potrebbero causare la perdita di qualificate risorse umane. Le imprese, si dice, sono fatte di uomini, e la capacità dell’impresa in crisi di preservare e conservare le principali e più qualificate risorse umane è certamente un fattore condizionante sull’esecuzione del piano di risanamento.

Talvolta si assiste a situazioni in cui dirigenti chiave, quali il responsabile amministrativo, il responsabile di produzione o il responsabile commerciale, pur non percependo il proprio stipendio da mesi, continuano generosamente a fornire le proprie prestazioni in favore dell’impresa in crisi. E questo succede, per esempio, quando l’imprenditore ha saputo costruire negli anni un clima di fiducia, sereno e talvolta addirittura familiare, tale da metterlo nelle condizioni di poter contare sui propri più fidati collaboratori.

Questo può capitare anche con maestranze meno qualificate, ma sempre indispensabili per la prosecuzione dell’attività d’impresa.

Anche in questo caso, si tratta di una caratteristica soggettiva, legata a doppio filo con il comportamento etico assunto dall’imprenditore nel corso degli anni.

In altri casi, per contro, il distacco tra l’imprenditore e i propri collaboratori, una struttura delle remunerazioni al di sotto del mercato e un clima di lavoro sgradevole, determinano una repentina evaporazione della dotazione delle risorse umane più qualificate, tale da procurare un danno irreparabile all’impresa in crisi. Essa, nonostante sul piano tecnico- finanziario possa avere buoni margini di miglioramento, rischia di non eseguire il piano di risanamento, venendo meno le principali e più qualificate risorse umane necessarie allo scopo.

La storia è piena di “ammutinamenti” negli eserciti, negli equipaggi delle navi, ma la realtà spesso offre esempi similari anche nel mondo delle imprese.

Nei Principi tale tema non è trattato, tuttavia l’analisi del quadro di riferimento attinente alla stabilità del personale costituisce un’analisi imprescindibile per il professionista attestatore.

 

I Clienti

Al pari dei fornitori, anche i clienti costituiscono una importante risorsa dell’impresa: averli trattati male in passato, non avendo concesso sconti o mancando nella puntualità delle consegne, costituisce un prezzo da pagare allorché se ne richiede la fiducia attraverso la continuità nelle relazioni commerciali.

I clienti ben serviti, sia nel prezzi dei beni e servizi che nella puntualità delle consegne, sono molto più motivati a mantenere, ferme le adeguate garanzie, stabili rapporti con l’impresa in crisi: una storia di servizio efficiente e di prezzi adeguati solitamente rappresenta una fondamentale risorsa per alimentare la convinzione che i clienti non abbandonino l’impresa.

Addirittura, talvolta si assiste alla disponibilità di alcuni clienti a sostenere l’impresa in crisi accettando un’insolita (finanche ingiustificabile) variazione al rialzo del listino dei beni e servizi, nel breve periodo, per consentire una rapida soluzione della fase acuta della crisi, se non addirittura ad aumentare gli acconti corrisposti all’ordine, per finanziarla.

Tali situazioni non sono invero comuni, ma certamente dipendono dal comportamento assunto in passato, dalla qualità costante delle relazioni commerciali, se non addirittura dalla personale conoscenza e relazione dell’imprenditore con il cliente.

Anche in tale circostanza, l’attestatore del piano di risanamento non può fare a meno di approfondire le relazioni con i clienti principali, al fine di quantificare la probabilità che il portafoglio clienti dell’impresa in crisi possa mantenersi anche nel difficile percorso di risanamento.

Ovviamente, nell’analisi del caso specifico, l’attestatore non può esimersi dall’approfondimento del livello oggettivo di sostituibilità, dalla parte del cliente, dei prodotti dell’impresa in crisi: in certe situazioni di prodotti complessi o assemblati all’interno di macchinari articolati, la sostituzione del prodotto non risulta così agevole e veloce.

Per contro, confidare che tale difficile sostituzione costituisca una ipotesi ineludibile di prosecuzione delle relazioni commerciali, costituisce un’analisi superficiale e una conclusione affrettata, oltre che rischiosa: infatti, se i rapporti passati sono stati spigolosi, certamente il cliente si adopererà (se ancora non si è adoperato) per approntare un progetto di sostituzione del suo fornitore, in un lasso temporale compatibile con le proprie esigenze produttive, con forti ricadute negative sulla fattibilità del piano di risanamento dell’impresa in crisi.

 

I Concorrenti

Confidando nel ben noto motto latino “Mors tua, vita mea”, i concorrenti dell’impresa in crisi molto spesso alimentano sul mercato notizie, anche false, volte a screditare la sua capacità di mantenere l’affidabilità delle forniture, la qualità dei propri beni e servizi, la puntualità nelle consegne.

Ciò è molto più probabile laddove l’impresa abbia in passato assunto comportamenti spregiudicati e aggressivi nelle proprie politiche commerciali. A fronte di anni di battaglie sui prezzi e di comportamenti non sempre ineccepibili dell’impresa in crisi, i concorrenti sono spesso motivati, e si sentono psicologicamente e moralmente giustificati, nell’infierire sullo stato di crisi dell’impresa.

Per contro, se l’impresa in crisi si è sempre mossa sul mercato in modo leale, spesso trova collaborazione e aiuto anche da parte di concorrenti che, sul piano strettamente economico, vedrebbero con favore la cessazione della sua attività.

Capita di assistere, infatti, a contesti di riferimento dove l’impresa in crisi, incapace di sostenere certe fasi di produzione, possa contare temporaneamente sul supporto di un concorrente, che si sente motivato a sostenerla, e non certo per ragioni di natura economica.

Per contro, a volte i concorrenti assumono comportamenti spregiudicati, al limite della liceità, alimentando le voci della crisi, interfacciandosi con i clienti con affermazioni anche diffamanti, volte a favorire la loro decisione di sospendere le relazioni commerciali con l’impresa in crisi, anche senza procurarsi un vantaggio specifico.

Anche in questo caso, l’attestatore dovrebbe svolgere un’analisi anche rapida, ma efficace, volta a valutare il comportamento assunto in passato dall’impresa sul mercato dei clienti e nelle relazioni con i concorrenti, al fine di prevedere la reazione dei concorrenti e valutarne l’impatto sulla esecuzione del piano di risanamento.

Conclusioni

I Principi, al paragrafo 6.4.2., in tema di verifica delle ipotesi economico-finanziarie, afferma che “Il Piano si fonda su una pluralità di ipotesi strategiche … che attengono, a titolo esemplificativo, alla dinamica della domanda, all’evoluzione della tecnologia, al comportamento dei concorrenti, dei clienti e dei fornitori.”

È quindi pienamente condivisa, nei Principi, l’importanza di valutare tale comportamento come elemento di importanza primario nell’espressione del giudizio di coerenza del piano di risanamento con le ipotesi su cui è costruito.

Tuttavia, proprio perché si tratta di un comportamento, non è agevole categorizzarlo e prevederlo: è quindi responsabilità del (bravo) attestatore quella di approfondire le dinamiche comportamentali assunte dall’impresa in crisi negli anni passati, al fine di identificare il quadro di riferimento più probabile in merito alle reazioni di fornitori, dipendenti, clienti e concorrenti allo stato di crisi dell’impresa.

Ed è innegabile che l’insieme di tali reazioni costituisce un elemento imprescindibile per l’espressione del giudizio del professionista attestatore in merito all’ambiente di riferimento prospettico in cui verrà dipanato il piano di risanamento. Ambienti amichevoli oppure ostili potrebbero, in definitiva, condurre l’esperto all’espressione di giudizi differenti. 

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