Giurisprudenza commentata

Il fallimento del concedente non determina lo scioglimento del contratto di “rent to buy” di ramo d'azienda

04 Marzo 2020 |

Tribunale di Catanzaro

Cessione di ramo d'azienda

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche e Osservazioni |

Massima

 

Al contratto di “rent to buy” si applica pienamente la normativa di cui all'art. 23 D.L. n. 133/2014, compreso il sesto comma, secondo cui il fallimento del concedente non determina, di per sé, la cessazione del contratto che pertanto prosegue, vincolando entrambe le parti.

Non trova applicazione, quindi, la disposizione dell'art. 72 L.F. che consente al curatore di scegliere (con l'autorizzazione del Comitato dei creditori) tra il subentrare nel contratto o lo sciogliersi dal medesimo. Il contratto, pertanto, prosegue, senza che il curatore possa opporsi.

 

Il caso

 

Il giudizio di cui trattasi ha ad oggetto la legittimità del diritto di recesso esercitato dal curatore inerente al contratto di concessione del godimento di ramo d'azienda con diritto d'acquisto tra una Sas, parte concedente, ed una Srl, parte conduttrice.

 

 

La questione

Avverso l'istanza del curatore di autorizzazione al recesso dal contratto, la Srl proponeva reclamo al G.D. ex articolo 36, 1° comma L.F.

Il Giudice Delegato respingeva il reclamo sul presupposto che la scarsa trasparenza dell'operazione negoziale faceva  ritenere che il contratto non fosse stato stipulato al giusto prezzo e di conseguenza potesse essere oggetto di azione revocatoria  ex art. 67 L.F.

Avverso detto provvedimento la Srl proponeva reclamo al Collegio ex articolo 36 , 2° comma L.F.

Il Tribunale di Catanzaro accoglieva il reclamo e revocava l'autorizzazione al recesso dal contratto di rent to buy di ramo d'azienda.

Le soluzioni giuridiche e Osservazioni

 

La Srl reclamante ha dedotto in sede di reclamo l'applicabilità, al contratto di concessione del godimento di ramo d'azienda con diritto d'acquisto, della disciplina normativa dettata dal D.L. n. 133/2014 per il c.d. “rent to buy” ed in particolar modo il sesto comma dell'articolo 23, il quale prevede che “in caso di fallimento del concedente il contratto prosegue, fatta salva l'applicazione dell'articolo 67, terzo comma, lettera c), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni. In caso di fallimento del conduttore, si applica l'articolo 72 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni; se il curatore si scioglie dal contratto, si applicano le disposizioni di cui al comma 5”. Il comma 5 a sua volta prevede che “in caso di risoluzione per inadempimento del concedente, lo stesso deve restituire la parte dei canoni imputata al corrispettivo, maggiorata degli interessi legali. In caso di risoluzione per inadempimento del conduttore, il concedente ha diritto alla restituzione dell'immobile ed acquisisce interamente i canoni a titolo di indennità, se non è stato diversamente convenuto nel contratto.”.

Per la reclamante il comma 6 dell'articolo 23 andrebbe interpretato nel senso di escludere la possibilità del recesso del curatore in caso di fallimento del concedente  (secondo la previsione dell'articolo 79 L.F. in tema di affitto d'azienda) e dunque della prosecuzione automatica del contratto, salva la proponibilità di un'azione revocatoria.

La curatela del fallimento, invece, dopo aver eccepito la non estensibilità del c.d. “rent to buy” alla concessione in godimento di un ramo d'azienda, ha sostenuto che la norma di cui al D.L. 133/2014 contemplerebbe comunque la possibilità per il curatore di sciogliersi dal contratto.

I giudici di merito hanno preliminarmente ritenuto ammissibile l'esistenza di un contratto di rent to buy tipico avente ad oggetto un complesso aziendale, comprensivo o meno di beni immobili e/o diritti reali immobiliari con la peculiarità che, ove l'azienda dovesse ricomprendere beni immobili, troverà piena applicazione la normativa di cui all'articolo 23 del D.L. 133/2014 e dunque anche il comma 6, primo periodo, che dispone espressamente – come sopra detto -  che in caso di fallimento del concedente il contratto prosegue, fatta salva l'applicazione dell'articolo67 comma 3, lettera c), L.F.

Infatti, hanno sostenuto i giudici di Catanzaro, come pure evidenziato in dottrina, elementi essenziali del contratto di rent to buy sono la concessione in godimento, il diritto per il conduttore di acquistare il bene oggetto del rapporto contrattuale, il pagamento di un canone da imputare in tutto o in parte a corrispettivo del trasferimento del bene, il rinvio alle norme  di cui agli articoli da 1002 a 1007 e 1012 del codice civile ed ancora la disciplina particolare  per i casi di risoluzione ed inadempimento delle parti, mentre non sembra si possa affermare – prosegue il Collegio - che il bene immobile, come considerato nello schema normativo, possa assurgere ad elemento unico, essenziale e determinante il contratto in esame, né penetrare nella sua causa in maniera determinante.

Invero – aggiungono i giudici di merito - il rent to buy d'azienda ha la stessa funzione e la stessa ratio del c.d. rent to buy di immobili per quel che concerne la struttura e la funzione di questo contratto, con l'unica differenza che il primo ha nella sua regolamentazione negoziale un bene diverso dal secondo.

Ancora -  specifica il Collegio - è da ritenersi che al contratto “rent to buy” si applichi pienamente la normativa di cui all'articolo 23 D.L. 133/2014, compreso il sesto comma, secondo cui il fallimento del concedente non determina, di per sé, la cessazione del contratto che pertanto prosegue, vincolando entrambe le parti.

Non trova applicazione, quindi, la disposizione dell'articolo 72 L.F., che consente al curatore di scegliere (con l'autorizzazione del Comitato dei creditori) tra il subentrare nel contratto  o lo sciogliersi dal medesimo. Il contratto, pertanto, prosegue, senza che il curatore possa opporsi. Il curatore fallimentare, per non soggiacere al contratto, dovrà agire in revocatoria, qualora ve ne siano i presupposti ex articolo 67 L.F.

Va comunque aggiunto – si legge ancora nell'ordinanza - che sono in ogni caso soggetti a revocatoria fallimentare, ai sensi dell'articolo 67, comma 3, lettera c) L.F. - norma espressamente richiamata dall'articolo 23, comma 6, del D.L. 133/2014 –, i rent to buy debitamente trascritti e sempre che non siano passati gli effetti di detta trascrizione, che siano stati conclusi non a giusto prezzo ed abbiano ad oggetto immobili ad uso abitativo destinati a costituire l'abitazione principale del conduttore o di suoi parenti e affini entro il terzo grado, ovvero immobili ad uso non abitativo destinati a costituire la sede principale dell'attività di impresa del conduttore, purché alla data di dichiarazione di fallimento tale attività sia effettivamente esercitata ovvero siano stati compiuti investimenti per darvi inizio.

 

 

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