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Accordi di ristrutturazione: il credito del professionista è prededucibile

19 Gennaio 2018 |

Cass. Civ.

Accordo di ristrutturazione dei debiti: disciplina generale

Per quanto suscettibile di venir in considerazione come ipotesi intermedia tra le forme di composizione stragiudiziale e le soluzioni concordatarie della crisi di impresa, l’accordo di ristrutturazione di cui all’art. 182-bis l.fall. appartiene agli istituti del diritto concorsuale.

 

Il caso. Gli avvocati chiedevano di essere ammessi al passivo fallimentare di una S.p.a., in prededuzione, per il compenso vantato in relazione a prestazioni di assistenza e consulenza giudiziale e stragiudiziale funzionali all’omologazione di un accordo di ristrutturazione. Con il decreto di esecutività dello stato passivo, il credito veniva ammesso in privilegio ex art. 2751-bis c.c.. Il Tribunale respingeva l’opposizione ritenendo la fattispecie ex art. 182-bis l.fall. estranea, per il carattere privatistico, alla disciplina delle procedure concorsuali. Il Tribunale sosteneva inoltre che in ogni caso l’accordo di ristrutturazione, pur omologato, non aveva apportato alcuna utilità alla massa dei creditori, essendo stato dichiarato il fallimento a distanza di poco tempo dall’omologa.  Avverso tale provvedimento i suindicati professionisti proponevano ricorso in Cassazione.

 

L’accordo di ristrutturazione appartiene agli istituti del diritto concorsuale. L’appartenenza dell’accordo di ristrutturazione al diritto concorsuale può ritenersi implicitamente contrassegnata della decisioni della stessa Corte di Cassazione mediante le quali ha accostato l’accordo al concordato preventivo, quale istituto affine nell’ottica delle procedure alternative al fallimento (vedi Cass. n. 2311/2014 e n. 16950/2016).

 

Accordo di ristrutturazione e funzionalità delle prestazioni. In tema di prestazioni funzionali all’accordo di ristrutturazione, avutasi l’omologazione, non è necessario verificare la definitiva tenuta del “risultato” delle prestazioni medesime; queste vanno correlate al segno della funzionalità di accesso alla procedura minore per la quale sono state svolte.

Nel caso in cui all’accordo di ristrutturazione faccia seguito la dichiarazione di fallimento, l’utilità concreta per la massa dei creditori non è richiesta, atteso che i concetti di funzionalità e di utilità concreta non possono essere sovrapposti e men che meno confusi tra loro. Non può pertanto ritenersi esclusa la funzionalità della prestazione, per gli effetti di cui all’art. 111 l.fall., per il semplice fatto che all’omologazione dell’accordo di ristrutturazione sia conseguito il fallimento; è invece possibile che l’opera intellettuale prestata dal difensore sia valutata di nessuna utilità per la massa dei creditori poiché prestata in condizioni che sin dall’inizio non consentivano nessun salvataggio dell’impresa.

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