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Ammissione al passivo: insinuazione ultratardiva degli eredi e richiesta di un nuovo termine

In tema di ammissione al passivo, il termine finale per la presentazione delle domande tardive è stabilito a pena di decadenza; il suo decorso genera, in linea principio, una presunzione di inammissibilità della domanda, essendo onere del creditore superare la presunzione, dimostrando che, in concreto, il ritardo sia dipeso da causa a lui non imputabile, il che implica una valutazione fattuale riservata al giudice di merito.

 

Il caso. Il figlio e la moglie di un lavoratore defunto chiedevano, in qualità di eredi, l’ammissione al passivo del fallimento di una Srl del credito maturato dal proprio padre e marito a titolo di Tfr. Il Giudice Delegato dichiarava inammissibile la domanda in quanto depositata oltre un anno dopo il deposito del decreto di esecutività dello stato passivo. L’opposizione degli eredi veniva rigettata dal tribunale, secondo il quale essi non potevano fruire di un termine diverso e più favorevole di quello spettante al loro congiunto. Avverso tale provvedimento gli eredi proponevano ricorso in Cassazione.

 

Presentazione della domanda e termine di diciotto mesi. Il termine di diciotto mesi è ipotizzabile solo quando quello di dodici mesi sia prorogato dal tribunale in caso di particolare complessità della procedura; quest’ultimo - inoltre - decorre dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo e non da quando gli eredi, in via successoria, abbiano acquisito il credito spettante al loro dante causa defunto.

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