News

Anche per la bancarotta documentale può operare l’attenuante del danno di speciale tenuità

In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’attenuante di cui all’art. 219, comma 3, l. fall. è applicabile, ma la particolare tenuità del fatto deve essere valutata in relazione al danno causato alla massa creditoria in seguito all’incidenza che le condotte integranti il reato hanno avuto sulla possibilità di esercitare le azioni revocatorie e le altre azioni poste a tutela degli interessi creditori. Qualora un tale danno non sussista, ovvero non sia dimostrato, l’attenuante va applicata.

È questo il principio espresso dalla V Sezione Penale della Cassazione, nella sentenza n. 13070 del 20 marzo.
Il caso. L’amministratore di una società dichiarata fallita veniva condannato per il reato di bancarotta fraudolenta documentale, per aver sottratto ed occultato le scritture contabili allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto. La Corte d’appello confermava la decisione di primo grado e l’amministratore proponeva ricorso per cassazione.
L’attenuante si applica anche alla bancarotta documentale. La decisione impugnata ha erroneamente affermato che l’attenuante speciale, prevista dall’art. 219, comma 3, l. fall., non è riscontrabile nelle ipotesi di bancarotta documentale, attesa la difficoltà nel determinare il danno cagionato al ceto creditorio.
La Cassazione, invece, accogliendo la censura dell’amministratore condannato, afferma l’opposto principio di diritto in base al quale l’attenuante è applicabile, ma occorre fare riferimento al danno causato alla massa creditoria in seguito all’incidenza che le condotte integranti il reato hanno avuto sulle possibilità, per i creditori, di esercitare le azioni a tutela dei loro interessi: se un tale danno non risulta dimostrato, va applicata l’attenuante della speciale tenuità del fatto.
L’elemento soggettivo della bancarotta documentale. In tema di elemento soggettivo, inoltre, la Cassazione Penale precisa che nelle ipotesi di reato consistenti nella sottrazione, distruzione o falsificazione di libri e scritture contabili è necessario il dolo specifico, mentre nei casi di irregolare tenuta della contabilità è sufficiente il dolo generico, in quanto “la finalità dell’agente è riferita ad un elemento costitutivo della stessa fattispecie normativa – l’impossibilità di ricostruire il patrimonio e gli affari dell’impresa – e non ad un elemento ulteriore, quello del pregiudizio dei creditori, non necessario per la consumazione del delitto”. Nella vicenda in esame, rileva la Corte, i giudici di merito non hanno motivato, come avrebbero dovuto, in ordine al dolo specifico richiesto dalla norma.
Anche per questo motivo, quindi, la sentenza impugnata viene annullata con rinvio.
 

Leggi dopo

Le Bussole correlate >