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Attestazione in pendenza di concordato e prededucibilità del credito del professionista che l’ha redatta

In virtù dell’art. 161, comma 7, l. fall. il credito del professionista incaricato di redigere l’attestazione di cui all’art. 161, comma 3, dalla debitrice che abbia presentato una domanda di concordato in bianco, ed in pendenza del termine assegnato dal tribunale, deve essere considerato prededucibile nella successiva procedura fallimentare, aperta a seguito della dichiarazione di inammissibilità della stessa domanda concordataria.  

 

Il caso.Il creditore di una S.r.l. proponeva opposizione avverso il provvedimento con cui il giudice delegato lo aveva ammesso al passivo del fallimento della società in chirografo per l’importo dovuto come compenso per la relazione di asseverazione ex art. 161, comma 3, l. fall. disposta in relazione alla domanda di concordato preventivo con riserva dichiarata inammissibile. Il Tribunale rigettava l’opposizione per la mancanza del nesso di strumentalità del credito rispetto alla procedura concorsuale poiché la prestazione non aveva arrecato vantaggi alla massa dei creditori.
Avverso tale provvedimento, il creditore proponeva ricorso in Cassazione.

 

Prededucibilità. La questione che viene posta all’attenzione della Suprema Corte riguarda l’ambito di applicazione dell’art. 111, comma 2, c.p.c. e in particolare «se debba o meno essere attribuito carattere di prededucibilità al credito del professionista incaricato di redigere la attestazione ex art. 161, comma 3, l. fall., dalla debitrice la quale abbia presentato una domanda di concordato in bianco ex art. 161, comma 6, l. fall., in pendenza del termine assegnato dal tribunale, una volta che sia stata dichiarata inammissibile, ex art. 162 l. fall., la domanda concordataria e sia stato dichiarato il fallimento». Secondo la più recente giurisprudenza, il credito del professionista che ha redatto l’attestazione in pendenza del concordato in bianco è riconducibile alla previsione di cui all’art. 161, comma 7, l. fall., in quanto credito sorto per effetto di atti legalmente compiuti dal debitore, a prescindere dalla mancata apertura della procedura concorsuale.

 

Quadro normativo. L’art. 111, comma 2, l. fall. elenca tre tipologie di crediti prededucibili e cioè quelli così espressamente qualificati dalla legge, quelli sorti in occasione di una procedura concorsuale e quelli sorti in funzione di essa. Richiamando poi il dispositivo di cui all’art. 161 l. fall. (nella formulazione ratione temporis vigente), il Collegio sottolinea che, dopo il deposito della domanda di concordato in bianco, il debitore è tenuto a depositare la proposta, il piano e la relativa documentazione entro il termine fissato dal giudice. Sulla base di tale premessa «non può dunque dubitarsi che il credito dell’attestatore trovi titolo in un atto legalmente compiuto dall’imprenditore, perché è proprio la legge che impone a quest’ultimo di corredare la sua domanda di concordato con l’attestazione». Ne consegue la prededucibilità del credito così originato, senza che abbia rilievo il fatto che la domanda abbia o meno superato il vaglio di ammissibilità e determinato l’apertura della procedura di concordato, condizione non specificamente prevista dall’art. 161, comma 7, l. fall. né in alcun modo desumibile dal sistema.

 

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