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Azioni ex art. 24 l.fall. e inammissibilità della domanda

Le azioni proposte ex art. 24, comma 2, l.fall. successivamente all’abrogazione, ad opera dell’art. 3, comma 1, del D.lgs n. 169/2007, del predetto comma devono essere introdotte con rito ordinario anziché con il rito camerale, pena l’inammissibilità della domanda.

 

Il caso. La Corte di appello respingeva il reclamo proposto dal Fallimento di una S.r.l. in liquidazione contro il provvedimento del Tribunale con il quale dichiarava inammissibile la domanda di revoca di rimesse bancarie, avanzata dalla procedura contro la banca nelle forme del rito camerale. La corte territoriale affermava che nonostante la sentenza dichiarativa fosse stata emessa in vigenza dell’art. 24, comma 2, l.fall., la domanda, proposta successivamente all’abrogazione del secondo comma, fosse soggetta al rito di cognizione ordinaria. Avverso tale provvedimento il Fallimento proponeva ricorso il Cassazione.

 

Tempus regit actum e procedure concorsuali già pendenti. In virtù del principio tempus regit actum, gli atti processuali sono regolati dalla legge sotto il cui imperio sono posti in essere. Nonostante il principio possa trovare eccezioni, nel caso di disposizioni transitorie che prevedano che i processi già in corso continuano ad essere disciplinati dal rito vigente alla data di proposizione della domanda, l’interpretazione della lettura della disposizione transitoria non può condurre a ritenere che il processo possa essere regolato dal rito previsto da una norma abrogata ancor prima che lo stesso abbia avuto inizio. Poiché il principio è immanente nel nostro ordinamento, non è necessario che la norma transitoria preveda espressamente - al pari di quanto stabilito per gli art. 7, comma 6, 18, comma 5 e 20 – l’applicabilità dell’art. 3, comma 1, alle procedure concorsuali già pendenti.

 

Azioni ex art. 24 l.fall. e nozione di procedura concorsuale. La nozione di procedura concorsuale, come peraltro indicata della stessa relazione illustrativa al decreto correttivo, non è inclusiva delle azioni di cui all’art. 24 l.fall., trattandosi di controversie che, pur nascendo dal fallimento, si svolgono “al di fuori” di detta procedura.

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