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Banche in crisi: l’intervento del consorzio di diritto privato non è un aiuto di Stato

In tema di crisi bancarie, l’intervento di sostegno di un consorzio di diritto privato a favore di uno dei suoi membri non costituisce un aiuto concesso dallo Stato.

 

Il caso.  Una banca italiana manifestava il proprio interesse a sottoscrivere un aumento di capitale di un altro istituto di credito italiano, sottoposto al regime dell’amministrazione straordinaria a seguito d’irregolarità constatate dalla Banca d’Italia. Tra le condizioni poste dalla banca per l’operazione vi era la copertura da parte del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi del deficit patrimoniale dell’istituto bancario nonché la realizzazione di una revisione dei conti.

 

L’aiuto concesso da uno Stato, ai sensi dell’art. 107, par. 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, deve presentare due condizioni distinte e cumulative: essere imputabile allo Stato ed essere concesso mediante risorse statali. Nel caso in cui l’intervento in favore della banca sia stato concesso da un ente privato spetta alla Commissione disporre d’indizi sufficienti per affermare che tale intervento sia stato adottato sotto l’influenza o il controllo effettivo delle autorità pubbliche e che, di conseguenza, esso sia, in realtà, imputabile allo Stato.

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