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Concordato preventivo e fallimento: limiti e poteri del Tribunale

Nella valutazione delle condizioni prescritte per l’ammissibilità del concordato preventivo, qualunque sia la sede in cui avvenga, il tribunale non può controllare la regolarità ed attendibilità delle scritture contabili, ma può sindacare sulla veridicità dei dati aziendali esposti nei documenti prodotti unitamente al ricorso, sotto il profilo della loro effettiva consistenza materiale e giuridica, al fine di consentire ai creditori di valutare, sulla base di dati reali, la convenienza della proposta e la stessa fattibilità del piano.

 

Il caso. La curatela del fallimento di una s.p.a., ricorreva in cassazione avverso  la sentenza della Corte d’Appello con la quale era stato parzialmente accolto il reclamo della società avverso la sentenza del Tribunale di revoca dell’ammissione al concordato preventivo e contestuale dichiarazione di fallimento. La società, dopo essere stata ammessa al concordato preventivo da essa richiesto, aveva subito, infatti, gli esiti del subprocedimento aperto dal tribunale in conseguenza della scoperta di atti in frode commessi dall’imprenditore.

 

Il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato preventivo non richiede una specifica richiesta del commissario giudiziale. Nell’affermare il principio di diritto sopra enunciato, i Giudici della Suprema Corte ribadiscono che, ai sensi dell’art. 173, comma 1,  l.fall., il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato preventivo è aperto d’ufficio dal tribunale e non richiede una specifica richiesta in tal senso del commissario giudiziale, cui spetta solo il compito di accertare gli eventuali atti di frode compiuti dal debitore e di riferirne al tribunale che, indipendentemente dalle espressioni usate dal commissario, procederà alla relativa qualificazione giuridica.

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