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Concordato preventivo e sopravvenuta dichiarazione di fallimento: il punto delle Sezioni Unite

La sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta l’inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione del concordato preventivo e comunque l’improcedibilità del separato giudizio di omologazione in corso, perché l’eventuale giudizio di reclamo ex art. 18 l.fall. assorbe l’intera controversia relativa alla crisi d’impresa, mentre il giudicato sul fallimento preclude in ogni caso il concordato.

 

Il caso. Una S.r.l. proponeva ricorso per cassazione contro il decreto della Corte d’appello che rigettava la domanda di omologazione del concordato preventivo già approvato dalla maggioranza dei creditori. La Suprema Corte, essendo sopravvenuta  sentenza di dichiarazione di fallimento della società ricorrente, rimetteva la questione alle Sezioni Unite.

 

Il rigetto della domanda di omologazione del concordato rende immediatamente possibile la dichiarazione di fallimento. Non sussistendo un rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le procedure, il rigetto della domanda di omologazione del concordato, benchè non definitivo in quanto ancora reclamabile o comunque già impugnato, rende immediatamente possibile la dichiarazione di fallimento, che non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell’esito negativo del concordato preventivo.

 

Una volta dichiarato il fallimento può solo essere impugnata la relativa sentenza. Una volta che sia stato dichiarato il fallimento, può solo essere impugnata la relativa sentenza; non è possibile che il giudizio sulla omologabilità del concordato prosegua dopo la dichiarazione del fallimento, Sopravvenuto il fallimento, i motivi d’impugnazione proposti contro il diniego di omologazione del concordato si traducono necessariamente in motivi d’impugnazione della dichiarazione di fallimento.

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