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Decreto di convocazione del debitore: in attesa della Pec, le invalidità nel vecchio sistema delle notificazioni

Cass. Civ. - Sez. I - 25 settembre 2013, n. 21896

La Cassazione si è più volte occupata, negli anni, delle problematiche relative alla validità della notifica del decreto di convocazione del debitore e dei creditori istanti per il fallimento, ex art. 15 l. fall.
Il nuovo sistema di comunicazioni previsto dal Decreto Sviluppo-bis. Il c.d. Decreto Sviluppo-bis (art. 17 d.l. n. 179/2012, conv. in l. n. 221/2012) ha introdotto una nuova modalità di notifica che dovrebbe consentire di superare le difficoltà spesso emerse nella pratica, prevedendo, nel riformulato art. 15, che il decreto sia notificato “all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall'Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti. L'esito della comunicazione e' trasmesso, con modalità automatica, all'indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente”.
Ma tali novità saranno applicabili solo ai procedimenti introdotti dopo il 31 dicembre 2013: fino ad allora, continua ad applicarsi la normativa generale sulle notificazioni prevista dal codice di procedura civile, con tutte le possibili conseguenze- nullità della sentenza dichiarativa di fallimento - in caso di notifica invalida.
La Cassazione, in due recenti pronunce, ha ulteriormente chiarito quali siano le modalità di notifica nei confronti di un debitore residente all’estero e presso la sede della società.
Cittadino residente all’estero e notifica (valida) preso la sede italiana della ditta individuale. In un caso (sentenza n. 21896, depositata il 25 settembre scorso) la Cassazione ha enunciato il seguente principio di diritto: “è valida la notificazione del decreto di convocazione e del ricorso per l'udienza prefallimentare al cittadino italiano residente all'estero, qualora eseguita presso la sede della ditta individuale dello stesso, come risultante dalla visura camerale, situata in Italia, ove ritenuta dal Giudice del merito quale domicilio della parte, sulla base di accertamento di fatto che, ove adeguatamente motivato, è sottratto al controllo di legittimità”.
Invalida la notifica presso la sede della società per compiuta giacenza. Con altra sentenza (n. 24974 depositata il 31 ottobre), i giudici di legittimità hanno, invece, ritenute invalide le notifiche eseguite dal creditore istante, rilevando, di conseguenza, la nullità della sentenza di fallimento. Nei due gradi di giudizio precedenti, i giudici di merito avevano ritenuto perfezionata la notifica nei confronti della società debitrice per compiuta giacenza ex art. 140 c.p.c., e valida quella nei confronti del liquidatore della società, nel frattempo trasferitosi all’estero, presso il comune di ultima residenza ex art. 143 c.p.c.
La Cassazione osserva, invece, che l’art. 145 c.p.c. “non consente la notifica alla società con le modalità previste dagli artt. 140 e 143”, e quindi con gli avvisi di deposito, essendo questa riservata esclusivamente al legale rappresentante.
La notifica, ex art. 143 c.p.c., presso il comune di ultima residenza del legale rappresentante trasferito all’estero è un’extrema ratio. Ma, prosegue la Suprema Corte, la notifica con le formalità previste dall’art. 143, nei confronti della persona fisica che rappresenta l’ente e che si sia trasferita all’estero, è subordinata “all’esito negativo di ulteriori ricerche eseguibili con l’impiego dell’ordinaria diligenza presso l’Ufficio consolare”, non limitate alle sole indagini anagrafiche. 

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