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Domanda tardiva di insinuazione e chiusura del fallimento

Non è possibile la chiusura del fallimento in pendenza di domanda tardiva di insinuazione. La norma di cui all’art. 118, comma 1, l.fall., infatti, non pone un termine di preclusione per eventuali domande tardive di ammissione al passivo.

 

Il caso. Il Tribunale, su ricorso di una società immobiliare, dichiarava il fallimento di una Srl in liquidazione, concedendo il termine di 30 giorni prima dell’adunanza, ai creditori ed ai terzi che avanzassero diritti, per la presentazione delle relative domande. La Srl depositava pertanto istanza per la chiusura del fallimento, ma pochi giorni dopo il fallimento della società immobiliare, nel frattempo intervenuto, depositava istanza di insinuazione tardiva. Il Tribunale rigettava l’istanza di chiusura, ritenendo ostativa la domanda tardiva mentre, in accoglimento del successivo reclamo, la Corte d’appello disponeva la chiusura del fallimento, con sospensione della liquidazione e della distribuzione dell’attivo. Avverso tale provvedimento la Srl proponeva ricorso in cassazione.

 

L’art. 118 l.fall. non esclude la possibilità di prosecuzione della procedura fallimentare. L’art. 118 l.fall. configura una fattispecie di normale inutilità della pendenza della procedura, in carenza di domande; ma non esclude la possibilità della prosecuzione, ove queste siano comunque presentate prima del decreto di chiusura purchè non sussistano altre condizioni per la cessazione della procedura concorsuale, contestualmente previste dalla norma: quale, ad esempio, l’impossibilità di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali e le spese di procedura.

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