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Dopo la scissione, anche se illegittima, l’insolvenza delle due società va valutata separatamente

In presenza di una ipotesi di scissione negativa, ancorchè non consentita, trova applicazione l’art. 2506-quater, comma 3, c.c., e la sussistenza dell’insolvenza della società scissa e di quella beneficiaria deve essere valutata separatamente, avuto riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna. Lo ha affermato la Cassazione, con la sentenza n. 26043 del 20 novembre.

La fattispecie. Due società proponevano reclamo contro la sentenza che aveva dichiarato il loro fallimento, su richiesta del p.m., nell’ambito di una procedura esecutiva a carico di una delle due. La Corte d’appello rigettava il reclamo e la vicenda approdava in Cassazione.
Non consentita la scissione c.d. negativa, in cui il valore del patrimonio assegnato è negativo. Le ricorrenti lamentano che la Corte d’Appello ha omesso di considerare la disciplina della scissione, configurando una responsabilità solidale della società scissa e della società beneficiaria, anche oltre i limiti dei rispettivi valori patrimoniali, e ha erroneamente rapportato l’insolvenza di entrambe le società all’insieme dei debiti originariamente in capo ad una delle due.
La Cassazione, accogliendo il ricorso, osserva che l’operazione in concreto realizzata dalle società, finalizzata ad attribuire alla beneficiaria un apparente stato di solvibilità, dev’essere qualificata come una scissione c.d. negativa, operazione non consentita in quanto il valore reale del patrimonio assegnato è negativo e, di conseguenza, “non potrebbe sussistere alcun valore di cambio” e non potrebbe aversi una distribuzione degli utili.
Tuttavia, in mancanza di opposizioni dei creditori nel termine di sessanta giorni dall’iscrizione di tale scissione nel registro delle imprese, l’operazione si consolida e non è più possibile pronunciarne l’invalidità.
In caso di scissione, l’insolvenza deve essere accertata per ciascuna società separatamente. In conclusione, una volta perfezionatasi l’operazione di scissione, per effetto della mancata opposizione, deve trovare piena applicazione l’art. 2506-quater, comma 3, c.c., in base al quale “ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico”.
La sussistenza dell’insolvenza delle due società, quella scissa e quella beneficiaria, deve essere, pertanto, valutata separatamente, avendo riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società e tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione, rispettivamente, alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa.
Possibile dichiarare due fallimenti con un’unica sentenza. Infondato, invece, il secondo motivo di ricorso, con il quale le società lamentavano che la Corte d’Appello avesse ritenuto possibile dichiarare il fallimento di due imprenditori con un unico procedimento. Una simile ipotesi, invece, è pienamente legittima e può anzi essere giustificata da ragioni di connessione, in base ai principi generali, ferma restando la necessità che all’esito dell’unitario procedimento i due fallimenti restino distinti.

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