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Eliminare l’appellativo di “fallito”? Spetta al legislatore, non alla Corte Costituzionale

08 Marzo 2016 |

Corte Cost.

Fallito

Con ordinanza n. 46, depositata lo scorso 3 marzo, la Corte Costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità  degli artt. 1, comma 1, 5, comma 1, e 147, comma 1, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, commi 1 e 2, e 41, comma 2, della Costituzione, dal Tribunale di Vicenza, con ordinanza del 14 giugno 2014 (in questo portale).

La vicenda. Il giudice a quo ha rilevato una lesione del principio di uguaglianza, per la disparità di trattamento tra un imprenditore soprasoglia ed uno sottosoglia (e tra un soggetto fallibile ed uno non fallibile) nel subire la capitis deminutio sociale conseguente alla attribuzione dell’appellativo “fallito”, e per lo iato di sensibilità (sociale e giuridica) rispetto alla vigente Costituzione materiale, che più non tollera nel proprio sentire che un soggetto persona fisica debba essere qualificato “fallito”, sol perché la sua impresa commerciale (e solo essa) non abbia funzionato a dovere.
Manifesta inammissibilità. La Consulta ritiene manifestamente inammissibili le questioni sollevate dal Tribunale, sia per il carattere virtuale della loro rilevanza (solo apoditticamente affermata, in carenza di alcun, pur necessario, previo accertamento in ordine alla sussistenza in concreto dei presupposti suscettibili di condurre alla declaratoria di fallimento prevista dalla normativa censurata), sia per il carattere dichiaratamente ancipite del petitum.
Pur avendo presente la rilevanza sociale dell’appellativo di “fallito”, l’obiettivo, apprezzabile, di mutare il nomen iuris dell’istituto in questione, presuppone valutazioni del legislatore, che esulano dalle competenze del giudice delle leggi.
Il progetto di riforma della Commissione Rordorf. Peraltro, come osserva la stessa ordinanza, il tema è certamente attuale, considerando anche il progetto di riforma della legge fallimentare, con lo schema di ddl delega della Commissione Rordorf approvato dal Governo poche settimane fa (si veda la precedente news in questo portale), nel quale si propone di sostituire il termine “fallimento”, con altre espressioni (insolvenza, procedura di liquidazione giudiziale).
Il risultato di superare la valenza negativa che l’appellativo di fallito comporta, potrebbe, insomma, essere raggiunto a breve, ma non per mano della Corte Costituzionale.

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