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Esdebitazione e crediti IVA: la pronuncia della CGUE

L’art. 4, par. 3, TUE e gli artt. 2 e 22 della VI Direttiva nonché le norme sugli aiuti di Stato, vanno interpretati nel senso che nulla osta a che i debiti IVA siano dichiarati inesigibili in applicazione di una normativa nazionale, che prevede una procedura di esdebitazione con  cui un giudice può, a certe condizioni, dichiarare inesigibili i debiti  di una persona fisica non liquidati in esito alla procedura fallimentare cui tale persona è stata sottoposta. Questo è quanto sancito dalla CGUE con la sentenza pronunciata lo scorso 16 marzo nel procedimento C-493/15.

 

Il caso. Il Tribunale concedeva una esdebitazione al socio accomandatario di una S.a.s. fallita e, fallito in proprio. Successivamente a tale decreto, l’Agenzia delle Entrate inviava al socio fallito una cartella di pagamento a titolo dell’IVA e dell’IRAP per l’anno d’imposta 2003. L’Agenzia proponeva ricorso avanti alla Suprema Corte al fine di ottenere la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale la quale confermava una decisione di primo grado constatante l’illegittimità della cartella di pagamento e rigettava l’appello proposto dall’Agenzia avverso tale decisione. La Corte di Cassazione, ritenendo di dover verificare se l’applicazione di tale procedura ai debiti IVA non sia contraria al diritto dell’Unione,  proponeva domanda di pronuncia pregiudiziale dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. (Vedi news del 2 luglio 2015)

 

L’esdebitazione non costituisce una rinuncia generale e indiscriminata alla riscossione dell’IVA. La Corte di giustizia afferma che tale procedura di esdebitazione è assoggettata a condizioni di applicazione rigorose che offrono garanzie per quanto riguarda segnatamente la riscossione dei crediti IVA e che, tenuto conto di tali condizioni, essa non costituisce una rinuncia generale e indiscriminata alla riscossione dell’IVA e non è contraria all’obbligo degli Stati membri di garantire il prelievo integrale dell’IVA nel loro territorio nonché la riscossione effettiva delle risorse proprie dell’Unione.

Inoltre, viene precisato che una esdebitazione quale quella prevista dalla legge fallimentare non può essere qualificata come aiuto di Stato. Nella fattispecie in oggetto, infatti, nel quadro delle disposizioni della legge fallimentare che disciplinano la procedura di esdebitazione, i soggetti cui il beneficio di tale procedura non è concesso, o perché non rientrano nell’ambito di applicazione di tale procedura o perché non sono soddisfatti i requisiti previsti all’art. 142 l.fall., non si trovano in una situazione fattuale e giuridica simile a quella delle persone cui tale beneficio è concesso.

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