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Esdebitazione e soddisfacimento parziale dei creditori

Laddove ricorrano i presupposti di cui all’art. 142, comma 2, l.fall., deve essere concesso  il beneficio dell’esdebitazione a meno che i creditori siano rimasti totalmente insoddisfatti o siano stati soddisfatti in percentuale irrisoria. Nel giudizio di analisi, ai fini della concessione del beneficio, il tribunale deve tener conto della condotta tenuta dal debitore.

 

Il caso. Il tribunale dichiarava il fallimento di una S.a.s. e del suo socio accomandatario; successivamente  quest’ultimo proponeva istanza di esdebitazione ex art. 142 l.fall. e, all’esito del relativo procedimento, il tribunale dichiarava inammissibile il ricorso per insussistenza del requisito di cui all’art. 142, comma 2, l.fall., secondo il quale l’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti neppure in parte i creditori concorsuali. Tale pronuncia veniva confermata dalla Corte d’Appello ed il socio accomandatario proponeva ricorso in Cassazione la quale rimetteva la decisione alle Sezioni Unite. Queste ultime cassavano con rinvio il provvedimento impugnato affermando che il beneficio dell’esdebitazione non richiedeva il soddisfacimento integrale, ma anche solo  parziale, dei creditori concorsuali. A seguito del rinvio, la Corte territoriale respingeva nuovamente la richiesta dell’istante ritenendo che la parzialità del soddisfacimento dei creditori concorsuali, da rapportarsi al numero complessivo dei creditori e di molto inferiore al 30% dell’esposizione totale, non ne consentisse comunque l’accoglimento. Avverso tale decisione il socio accomandatario proponeva nuovo ricorso in Cassazione.

 

Esdebitazione e “meritevolezza” del debitore. In tema di esdebitazione, il concetto di “meritevolezza” si staglia in una dimensione di analisi strettamente soggettiva, che tiene conto a tutto tondo della condotta tenuta, mentre il profilo oggettivo della vicenda debitoria, costituito dal diritto al soddisfacimento delle proprie ragioni di credito, sia pur parziale, di ciascun creditore concorsuale, si attenua e quasi scolora nel “prudente apprezzamento” del giudice di merito, chiamato ad accertare quando il pagamento di parte dei debiti esistenti consenta di affermare che l’entità del versamenti effettuati, valutati comparativamente rispetto a quanto complessivamente dovuto, costituisca quella “parzialità di adempimento” necessaria, ma anche sufficiente, per la concessione del beneficio.

L’effetto ostativo alla concessione del beneficio dell’esdebitazione deve essere circoscritto entro l’orbita di vicende di tipo soggettivo, onde una più penetrante indagine da parte del giudice del merito sui comportamenti, anche anteriori all’apertura del fallimento – più, o meno virtuosi dell’imprenditore – può valere a determinare il necessario punto di equilibrio tra le contrastanti esigenze di un tempestivo e per quanto possibile libero ritorno sul mercato da parte del fallito ed il soddisfacimento delle legittime ragioni di credito da parte dei creditori.

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