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Fattibilità del piano concordatario e atti in frode

23 Settembre 2017 |

Cass. Civ.

Atti di frode

Gli atti di frode vanno intesi, sul piano oggettivo, come le condotte volte ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l’idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, inizialmente ignorate dagli organi della procedura e dai creditori e successivamente accertate nella loro sussistenza o anche solo nella loro completezza ed integrale rilevanza, a fronte di una precedente rappresentazione del tutto inadeguata, purchè siano caratterizzati, sul piano soggettivo, dalla consapevole volontarietà della condotta, di cui, invece, non è necessaria la dolosa preordinazione.

 

Il caso e le conclusioni. La Corte di appello respingeva il reclamo proposta da una S.p.a. in liquidazione avverso la sentenza con la quale il Tribunale dichiarava il fallimento della stessa revocando l’ammissione alla procedura di concordato preventivo. La Corte territoriale rilevava che l’esistenza di ulteriori debiti evidenziati dal commissario giudiziale comportava un incremento del passivo ed una riduzione dell’attivo tale da renderlo insufficiente per garantire la fattibilità del piano concordatario. In conclusione, l'accertamento della sussistenza della condotta rilevante ai fini dell'art. 173 l.fall. costituisce infatti, nel portato della sentenza impugnata, una causa (ritenuta) da sola sufficiente a giustificare la revoca del concordato.

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