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Fattibilità giuridica e inammissibilità della proposta di concordato

In tema di concordato preventivo, il sindacato del giudice sulla fattibilità, quale presupposto di ammissibilità del concordato, intesa come prognosi di concreta realizzabilità del piano concordatario consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, sia sotto il profilo della fattibilità giuridica, intesa come non incompatibilità del piano con norme inderogabili, sia sotto il profilo della fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del piano medesimo.

 

Il caso. Il Tribunale dichiarava inammissibile la proposta di concordato preventivo presentata da una S.p.a. e, su ricorso del Procuratore della Repubblica, dichiarava il fallimento della società. Veniva evidenziata, infatti, l’insussistenza del requisito della fattibilità giuridica della proposta di concordato sia per la violazione delle norme in tema di stima delle partecipazioni societarie, di formazione dei bilanci societari e di approvazione dei crediti, sia per l’inadeguatezza dell’attestazione del professionista. La società proponeva ricorso in corte d’appello e veniva  revocata la dichiarazione di inammissibilità della proposta e la dichiarazione di fallimento, rimettendo al Tribunale gli atti per la prosecuzione della procedura concordataria. Avverso tale provvedimento la S.p.a. proponeva ricorso in Cassazione.

 

L’attestazione deve avere la funzione di fornire adeguate informazioni ai creditori. In tema di proposta di concordato preventivo, all’attestato del professionista deve essere attribuita la funzione di fornire dati, informazioni e valutazioni sulla base di riscontri effettuati dall’interno, elementi tutti che sarebbero altrimenti acquisibili esclusivamente soltanto tramite un consulente tecnico nominato dal giudice. Il controllo spettante al giudice di merito deve consistere in una penetrante verifica dell’adeguatezza dell’informazione che viene fornita ai creditori al fine di porli nella condizione di una libera e consapevole espressione del loro voto.

 

Il reclamo avvero la sentenza dichiarativa di fallimento è caratterizzato da un effetto devolutivo pieno. Il reclamo avvero la sentenza dichiarativa di fallimento, limitatamente ai procedimenti in cui trovi applicazione la riforma di cui al D.lgs. n. 169/2007, è caratterizzato da un effetto devolutivo pieno, con conseguente inapplicabilità dei limiti previsti dagli artt. 342 e 345 c.p.c.. Il giudice del merito investito del reclamo è tenuto ad esaminare, anche con l’esercizio dei poteri officiosi ex art. 18, comma 10, l.fall, tutti i temi di indagine oggetto di doglianza, benchè attinenti a fatti (anteriori) non allegati nel corso del procedimento di primo grado.

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