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Il concordato in continuità non impedisce la partecipazione a gare pubbliche

TAR Brescia, 20 gennaio 2016, n. 92, sent.

Al principio generale per cui la società sottoposta ad una procedura concorsuale non partecipa alle gare pubbliche, si oppone una logica opposta che ammette invece alla gara l’impresa soggetta al concordato in continuità ex art. 186-bis l. fall., anche nel caso in cui l’assoggettamento alla procedura concordataria avvenga nelle more della procedura di gara e cioè dopo la domanda di partecipazione e prima dell’aggiudicazione definitiva. È quanto ha affermato il TAR Brescia chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione dell’aggiudicazione definitiva di una procedura d’appalto.
Il caso - Per quanto qui interessa ed in relazione all’assoggettamento della società aggiudicataria a concordato preventivo con continuità prima della conclusione della procedura, la società ricorrente contesta la violazione dell’art. 186-bis in quanto, in ottemperanza alla richiesta di produrre la dichiarazione di un altro operatore circa i requisiti di carattere generale, capacità finanziaria, tecnica, economica e di certificazione richiesti per l’affidamento dell’appalto (comma 5), dichiarazione che può essere resa anche da altra impresa dell’ATI, purché la società interessata non rivesta la qualità di mandataria (comma 6), l’aggiudicataria non si sarebbe potuta avvalere della dichiarazione resa in tal senso dalla propria mandante.
L’impresa in concordato può partecipare alla gara - La doglianza così prospettata risulta priva di fondamento agli occhi dei giudici amministrativi che ricordano come l’impresa fallita non può partecipare alle pubbliche gare al fine di evitare che un soggetto privo di garanzie circa il regolare adempimento delle proprie obbligazioni possa intraprendere rapporti con l’ente.
A questo principio generale, l’art. 186-bis l. fall. pone un’eccezione proprio con riferimento al concordato in continuità aziendale con la finalità di evitare lo smembramento dell’impresa in difficoltà escludendola dal mercato e di ristrutturarla mantenendola attiva. Si giustifica così un “capovolgimento della regola: in caso di concordato con continuità, l’impresa presuntivamente può, se pur con certe cautele, partecipare alle pubbliche gare, che com’è ovvio rappresentano una fonte importante di risorse per superare la crisi aziendale in atto”.
Le garanzie necessarie - Il riferimento alle necessarie cautele, richiama la necessità dell’autorizzazione da parte del Tribunale e la relazione di un professionista che attesti la capacità di adempimento del contratto, oltre all’impegno di un altro operatore qualificato ad adempiere al posto dell’impresa in concordato nel caso in cui non riesca a far fronte al contratto concluso, impegno che potrebbe giungere anche da un membro dell’ATI di cui fa parte l’impresa.
Nel caso di specie, l’impresa è stata assoggettata alla procedura concordataria nelle more della procedura di gara ma ciò non esclude la possibilità di una partecipazione presentando, come ha fatto, le garanzie di cui al comma 5 e 6, di cui la dichiarazione di impegno può provenire anche da un membro dell’ATI.
Il TAR dunque conclude respingendo la domanda di annullamento del provvedimento di aggiudicazione, con il conseguente rigetto della correlata domanda di invalidazione del contratto.

 

Sullo stesso argomento vedi anche:
Effetti dell'omologazione del concordato preventivo in continuità, tra iscrizione al registro imprese e partecipazione a gare pubbliche;
Il concordato il bianco non determina l’esclusione dalle gare d’appalto

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