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Il concordato preventivo non osta al sequestro dei beni aziendali

03 Maggio 2019 |

Cass. Pen. – Sez. III – 2 maggio 2019 – n. 18034, sent..pdf

Sequestro

​In tema di evasione fiscale, il concordato preventivo non salva dal sequestro i beni aziendali anche nel caso di transazione con l’Agenzia delle Entrate.

 

Il caso. Il tribunale del riesame confermava la sussistenza dei  presupposti legali in relazione al provvedimento di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., emesso dal GIP limitatamente al sequestro finalizzato alla confisca diretta nei confronti di una S.p.a., annullando il sequestro preventivo per equivalente disposto nei confronti del legale rappresentante della medesima società, in quanto sottoposto ad indagini per il reato di cui all’art. 10-bis D.lgs. n. 74/2000. Avverso tale provvedimento il legale rappresentante della S.p.a. proponeva ricorso in Cassazione.

 

Compatibilità tra procedure concorsuali e misura cautelare reale. È escluso che gli effetti del sequestro preventivo vengano meno qualora sia stato perfezionato, in seno a delle procedure concorsuali, un accordo tra indagato-contribuente e l’amministrazione finanziaria; si dovrà piuttosto operare una rideterminazione del quantum sequestrato in una misura corrispondente alle somme versate all’erario, così da evitare il rischio di una duplicazione della sanzione, considerata la natura sanzionatoria riconosciuta alla confisca e quindi al sequestro preventivo ad essa finalizzato. Qualora tale riduzione non fosse disposta, si realizzerebbe inoltre una violazione del principio secondo il quale il valore del bene oggetto dell’ablazione definitiva non può mai essere superiore al vantaggio economico conseguito mediante la commissione dell’illecito penale.

 

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