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Il contratto preliminare di compravendita nel fallimento

In tema di contratto preliminare pendente alla dichiarazione di fallimento, il mero silenzio della promittente venditrice, protratto a lungo, non può essere significativo della volontà di eseguire il contratto, valendo solo a mantenere lo stesso in uno stato di quiescenza che consente al commissario liquidatore l’esercizio della propria scelta potestativa recessiva.

 

Il caso. Il Tribunale dichiarava l’avvenuto scioglimento del contratto preliminare di compravendita stipulato tra una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa ed una S.r.l., per effetto della dichiarazione di recesso ex art. 72 l.fall. espressa dal commissario liquidatore. La successiva impugnazione veniva respinta dalla Corte d’appello la quale riconosceva natura preliminare e non definitiva del contratto. Avverso il provvedimento della Corte territoriale, la S.r.l. proponeva ricorso in cassazione.

 

L’esercizio da parte del curatore della facoltà di scioglimento del contratto preliminare di vendita non richiede l’autorizzazione del giudice delegato. In tema di rapporti pendenti al momento della dichiarazione di fallimento, l’esercizio da parte del curatore della facoltà di scioglimento del contratto preliminare di vendita, ai sensi dell’art. 72, commi 1 e 2, l.fall., nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal D.lgs n. 5/2006, non richiede l’autorizzazione del giudice delegato, trattandosi di prerogativa discrezionale, rimessa all’autonomia dell’organo della procedura.

 

Scioglimento del contratto e obbligo di restituzione delle somme versate. Lo scioglimento legittimo del contratto, ex art. 72 l.fall., comporta l’obbligo di restituzione delle somme versate, a titolo di caparra o di acconto, rimaste senza causa. Trattandosi, infatti, di recesso consentito da norma speciale, non vi è luogo a diritto di ritenzione ai sensi degli artt. 1385 e 1386 c.c.

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