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Il curatore può sciogliersi da un preliminare di vendita se il promissario acquirente ha già trascritto la domanda ex art. 2932 c.c.?

Costituisce questione controversa, nella giurisprudenza di legittimità, se il curatore possa esercitare la facoltà, concessagli dall’art. 72 l. fall., di sciogliersi da un contratto preliminare di compravendita pendente, nel caso in cui il promissario acquirente abbia trascritto, anteriormente al fallimento, la domanda di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c., volta ad ottenere il trasferimento del bene oggetto del preliminare. Per questo motivo, la Cassazione, con l’ordinanza n. 27111 del 4 dicembre scorso, rimette gli atti al Primo Presidente perché valuti l’opportunità di una pronuncia a Sezioni Unite.

Preliminare di vendita e intervenuto fallimento del promittente venditore. La vicenda che ha dato origine alla pronuncia di rimessione vede una società, promittente venditrice di un opificio industriale, convenuta in giudizio dal promissario acquirente il quale si rivolge al giudice, ex art. 2932 c.c., per ottenere il trasferimento del bene oggetto del contratto. La domanda viene accolta in primo e secondo grado e, in pendenza dei termini lunghi di impugnazione, viene dichiarato il fallimento del promittente venditore e il curatore comunica l’intenzione di sciogliersi dal contratto preliminare pendente, ex art. 72 l. fall.
Il contrasto in giurisprudenza. La Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul punto, rileva che al riguardo esiste un contrasto nella giurisprudenza: in passato si è consolidato un orientamento in base al quale la facoltà del curatore di sciogliersi dal preliminare, stipulato dal fallito e non ancora eseguito, può essere esercitata “fino all’avvenuto trasferimento del bene, ossia fino all’esecuzione del contratto preliminare od al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c.”.
In seguito, tuttavia, le Sezioni Unite, con la sentenza n. 12505/2004, si sono poste in contrasto con tale indirizzo, affermando che quando la domanda di cui all’art. 2932 è stata trascritta “prima della dichiarazione di fallimento, la sentenza che l’accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori e impedisce l’apprensione del bene da parte del curatore del contraente fallito, che non può quindi avvalersi del potere di scioglimento” di cui all’art. 72 l. fall.
Tale principio si fonda su alcune considerazioni: in particolare, secondo le Sezioni Unite, ai sensi dell’art. 2652 n. 2 c.c. gli effetti della pronuncia di accoglimento ex art. 2932 retroagiscono alla data di trascrizione della domanda, sicchè è l’adempimento di tale formalità ad assumere rilievo decisivo ai fini dell’opponibilità a terzi. L’art. 45 l. fall., precisa che le formalità necessarie per rendere opponibili gli atti a terzi hanno effetto rispetto ai creditori concorsuali se compiute in data anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento. In conclusione, una lettura coordinata degli articoli citati consentirebbe di concludere nel senso che quando la domanda ex art. 2932 c.c. è stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento, la sentenza che l’accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori.
Le critiche e la rimessione. Il principio affermato dalle Sezioni Unite non ha trovato seguito unanime nelle successive pronunce, e l’ordinanza in commento, ponendosi in contrasto con esso, intende sollecitare una soluzione definitiva alla questione controversa.
In particolare, contrariamente a quanto precedentemente affermato dalle Sezioni Unite, la sentenza emessa ai sensi dell’art. 2932 non avrebbe efficacia retroattiva, bensì ex nunc, e l’effetto traslativo del bene si determinerebbe solo dal momento del suo passaggio in giudicato, con la conseguenza che la dichiarazione del curatore di volersi sciogliere dal contratto risulterebbe preclusiva di tale effetto traslativo, a prescindere dal disposto dell’art. 45 l. fall.
Effettivamente, ciò che realmente è discusso non è tanto l’opponibilità al curatore della trascrizione della domanda giudiziale, ex art. 45 l. fall., bensì se, nonostante tale opponibilità, egli possa ugualmente esercitare la facoltà di scioglimento dal contratto ex art. 72. Nulla si è detto, nella pronuncia a Sezioni Unite, sulla natura della facoltà di cui all’art. 72 l. fall. e sui limiti entro i quali può essere esercitata, con la conseguenza che l’argomento decisivo a supporto del principio enunciato sembra risolversi in una tautologia: anche qualora gli effetti della sentenza ex art. 2932 retroagiscano alla data di trascrizione della domanda (e, appunto, ciò non è così pacifico), andrebbe spiegato per quale motivo tale domanda andrebbe accolta sic et simpliciter, anche in presenza di una volontà manifestata in giudizio dal curatore, ai sensi dell’art. 72 l. fall.
Per questi motivi la Cassazione rimette gli atti al Primo Presidente, affinché valuti l’opportunità di una pronuncia a Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c.
 

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