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Il curatore è terzo, e non parte, rispetto al creditore che propone istanza di ammissione al passivo

Nei confronti del creditore che proponga istanza di ammissione al passivo del fallimento, in ragione di un suo preteso credito, il curatore è terzo e non parte: da ciò discende l’applicabilità dei limiti probatori di cui all’art. 2704 c.c. E’ questo il principio espresso dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 4213, depositata il 20 febbraio, nella quale si legge, inoltre, che la mancanza di data certa nelle scritture prodotte si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche d’ufficio.

Il caso. Un’impresa agricola proponeva istanza di ammissione al passivo di un Fallimento, ma la domanda veniva respinta dal Tribunale; la Corte d’Appello confermava la decisione di I grado, ritenendo che il credito vantato dall’istante non fosse adeguatamente provato, in relazione alle condizioni, richieste dall’art. 2704 c.c., di certezza e computabilità nei confronti dei terzi della data dei documenti posti a fondamento della pretesa.
Giunta in Cassazione, la vicenda veniva rimessa al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite, stante la prospettazione della “configurabilità del requisito della certezza della data di scritture private come elemento costitutivo della fattispecie sostanziale... o piuttosto come elemento impeditivo del riconoscimento del diritto, opponibile in via di eccezione dalla curatela", tesi che avrebbero entrambe ricevuto riconoscimento nella giurisprudenza di legittimità”.
Il curatore è terzo rispetto al creditore. Le Sezioni Unite affrontano, in primis, la controversia relativa alla posizione del curatore, confermando l’indirizzo ormai consolidato per cui, ai fini della delibazione della domanda di ammissione al passivo formulata dal creditore, il curatore deve essere considerato terzo rispetto agli atti compiuti dal fallito.
La domanda di ammissione al passivo è soggetta ai limiti probatori dell’art. 2704. Ne consegue, pertanto, che in sede di verifica dei crediti, “ai fini della determinazione della data di scritture private trova piena applicazione il primo comma dell'art. 2704 c.c.”, relativo alla certezza e computabilità rispetto a terzi della data della scrittura privata.
La carenza di data certa nella documentazione del credito costituisce eccezione in senso lato. La Suprema Corte precisa, inoltre, che “l’onere probatorio incombente su creditore istante in sede di ammissione può ritenersi soddisfatto ove prodotta documentazione idonea a dimostrare la fondatezza della pretesa formulata, mentre l’eventuale mancanza di data certa” nella suddetta documentazione costituisce un semplice fatto impeditivo del riconoscimento del diritto fatto valere: non influisce, cioè, sulla validità dell’atto. La carenza di data certa va, dunque, considerata come fatto impeditivo oggetto di eccezione in senso lato, che come tale può essere rilevato d’ufficio dal giudice.

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