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Il decreto di inammissibilità del concordato per vizi procedimentali è ricorribile in Cassazione?

Ai fini della precisazione del concetto di definitività del provvedimento di inammissibilità della proposta concordataria dovuta a vizi procedimentali e alla ricorribilità dello stesso ai sensi dell’art. 111 Cost., la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3472/16 rimette la causa al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite.

Il caso - La Corte di Cassazione viene chiamata a pronunciarsi in merito alla pronuncia con cui il Tribunale di Verona (si veda il testo nella sezione Casi e sentenze di merito de IlFallimentarista) dichiarava l’inammissibilità della domanda di concordato preventivo presentata da una s.p.a. a causa dell’invalidità di alcuni voti espressi nell’adunanza dei creditori. Al di là dei motivi di merito sui quali si fonda il ricorso presentato dalla società, assume rilevanza decisiva la questione relativa all’ammissibilità del ricorso.
L’inammissibilità del concordato - Come hanno affermato le Sezioni Unite con la sentenza n. 1521/13, in caso di dichiarazione di fallimento con provvedimento contestuale o immediatamente successivo a quello di diniego dell’omologazione del concordato l’unico mezzo esperibile è l’impugnazione della sentenza di fallimento ex art. 18 l. fall.
In base all’attuale disciplina si pone però un problema ulteriore e cioè se, in caso di diniego dell’ammissione del concordato preventivo senza che sia intervenuta la dichiarazione di fallimento, il provvedimento sia ricorribile o meno per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Nel vigore della normativa precedente alla riforma di cui al d.lgs. n. 169/2007, tale soluzione era pacificamente accolta dalla giurisprudenza, che riconosceva la possibilità di ricorrere per cassazione avverso il decreto di diniego di ammissione alla procedura concordataria ogni volta in cui era identificabile un intrinseco contenuto decisorio, non essendo il decreto reclamabile ai sensi dell’art. 162 l. fall.
Il carattere decisorio del provvedimento - Nell’attuale contesto normativo, che ha visto l’eliminazione dell’automatismo della declaratoria di fallimento nelle ipotesi di dichiarazione di inammissibilità della proposta ex art. 162 l. fall. o ex art. 179 l. fall. per mancata approvazione del concordato in sede di adunanza dei creditori oppure ancora in caso di rigetto dell’omologazione, la Corte si pone il problema dell’individuazione dei caratteri di decisorietà e definitività del provvedimento stesso ai fini della ricorribilità in cassazione. Sul carattere decisorio della dichiarazione di inammissibilità della proposta, i Supremi giudici escludono ogni dubbio, essendo evidente come tale pronuncia precluda la possibilità di dare ulteriormente corso alla procedura concordataria.
La definitività - Per quanto attiene al carattere definitorio, sorgono invece alcune perplessità in relazione alla possibilità che permane in capo all’interessato di proporre una nuova domanda di concordato, profilo sul quale non si registra alcuna argomentazione da parte della giurisprudenza di legittimità. Nonostante alcune isolate pronunce che ammettono il ricorso ex art. 111 Cost. avverso i provvedimenti in parola, ove non sia stato dichiarato il fallimento dell’imprenditore (Cass. n. 21901/13, Cass. n. 13817/11, Cass. n. 21860/10, Cass. n. 8186/10), il concetto di definitività non ha infatti trovato un’adeguata definizione, soprattutto con riferimento alle ipotesi in cui il ricorso sia fondato su violazioni procedimentali, quali l’errore nel calcolo delle maggioranze o la validità dei voti contestati, come nel caso di specie.
La necessità di un chiarimento - Richiamando in conclusione il principio costituzionale del giusto processo, il Collegio invoca l’intervento chiarificatore delle Sezioni Unite per una valutazione comparativa delle fattispecie di cui agli artt. 162, 173, 179 e 180 l. fall. ai fini della possibilità di ricorrere in Cassazione in assenza di una dichiarazione di fallimento.

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