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Il fallimento della capogruppo fa risolvere il mandato per un contratto d’appalto

In caso di fallimento di una società capogruppo, costituita quale mandataria di un gruppo di società per eseguire un appalto di lavori pubblici, il mandato si risolve automaticamente ex art. 78 l. fall. e la fallita è legittimata a riscuotere dal committente solo la quota corrispondente a quella parte dei lavori la cui esecuzione era di sua spettanza. Lo ha affermato la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23894 del 22 ottobre.

Il caso. Una Pubblica Amministrazione affidava in appalto l’esecuzione di lavori ad un gruppo d’imprese costituito per l’occasione. In seguito al fallimento della capogruppo, mandataria delle altre, la P.A. veniva condannata, in primo e secondo grado, al pagamento in favore della fallita della quota di sua spettanza per i lavori eseguiti. La curatela del fallimento proponeva ricorso per cassazione, censurando la sentenza per avergli assegnato solo una quota del credito derivante dall’appalto e non l’intero ammontare, spettante alle altre società che costituivano l’associazione temporanea di imprese.
Il mandato della capogruppo si scioglie con il fallimento. La Cassazione, però, conferma l’assunto dei precedenti gradi di giudizio, fondato sul combinato disposto dell’art. 23, comma 8, d. lgs. n. 406/1991 e dell’art. 78 l. fall.: il contratto d’appalto stipulato dall’ATI prevede il conferimento di un mandato collettivo, gratuito e irrevocabile all’impresa capogruppo, nell’interesse preminente della P.A. Tale mandato si scioglie automaticamente, ex art. 78 l. fall., per effetto del fallimento dell’impresa capogruppo, mandataria delle altre, per l’impossibilità del curatore di sostituirsi al fallito nell’esecuzione del mandato.
Né potrebbe invocarsi l’art. 81 l. fall., che prevede la facoltà per il curatore di subentrare nel rapporto di appalto: è lo stesso art. 25 del decreto citato che, sia pur implicitamente, prevede lo scioglimento del contratto con l’impresa che sia stata costituita mandataria e sia stata dichiarata fallita, stante la peculiarità del mandato de quo.
Se, insomma, al fallimento dell’impresa mandataria consegue lo scioglimento del rapporto di appalto che con essa sia venuto a stabilirsi dopo l’aggiudicazione, non può che risolversi anche il mandato che è stato conferito alla fallita, in funzione dell’assunzione dell’appalto e nell’interesse precipuo dell’amministrazione appaltante.
La capogruppo ha diritto solo alla sua quota di corrispettivo per i lavori. Alla luce di tali principi, l’impresa mandataria deve ritenersi legittimata a riscuotere dalla committente non già l’intero corrispettivo, essendo venuta meno la rappresentanza delle altre società, ma solo la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati la cui esecuzione era di sua spettanza.
 

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