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Il potere di iniziativa del PM è legittimo anche nel fallimento fiscale

Il potere d’iniziativa del P.M. volto alla dichiarazione di fallimento è legittimo anche nel caso in cui l’insolvenza sussista in relazione a debiti esclusivamente fiscali (c.d. fallimento fiscale) e in assenza di una richiesta ex art. 6 l.fall. dell’Amministrazione finanziaria. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2567 del 10 febbraio.

Il caso. Una società veniva dichiarata fallita e proponeva prima reclamo, rigettato, e successivamente ricorso per cassazione, censurando il provvedimento per violazione degli artt. 6 e 7 l. fall.: sarebbe illegittima l’iniziativa del PM per la dichiarazione di fallimento quando la notitia decoctionis fosse stata segnalata dallo stesso tribunale fallimentare. Con un secondo motivo, inoltre, contestava il ravvisato stato d’insolvenza nonostante esso derivasse solo da debiti erariali in assenza di una richiesta da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Potere di iniziativa del PM su segnalazione del giudice fallimentare. Per un verso, la Corte ribadisce che è pienamente legittima la dichiarazione di fallimento intervenuta su istanza del pubblico ministero, inoltrata a seguito di segnalazione del giudice fallimentare. Principio ormai pacifico, dopo la pronuncia delle Sezioni Unite (Cass. n. 9409/2013, in ilFallimentarista, con nota di M. Lubrano di Scorpaniello).
Anche in caso di fallimento fiscale. Se, dunque, il potere d’iniziativa del PM è riconosciuto in via generale, specie dopo l’abrogazione della dichiarazione di fallimento d’ufficio, non si vede come si possa escludere tale potere nel caso in cui l’insolvenza sussista unicamente con riferimento a debiti tributari. Richiedere, nell’ipotesi di fallimento fiscale, un’iniziativa dell’Amministrazione finanziaria, ex art. 6 l. fall., sarebbe lesivo del principio costituzionale di eguaglianza tra i creditori, ai sensi dell’art. 3 Cost.
 

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