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Per il reato di bancarotta sono rilevanti anche le condotte successive al dissesto

Il caso. L’Amministratore di fatto di una società viene condannato a sei anni di reclusione e alla pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici per aver integrato, col suo operato, la fattispecie di bancarotta fraudolenta dell’anzidetta società già dichiarata fallita. In particolare per aver commesso la specifica ipotesi di falso in bilancio esponendo fatti e dati non corrispondenti alle reali condizioni economiche societarie così da cagionarne o, comunque aggravarne il dissesto.

Nel giudizio davanti alla Corte d’Appello la condanna veniva poi ridotta a quattro anni di reclusione e con la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici non ritenendo sussistente l’aggravante della recidiva. La difesa proponeva pertanto ricorso davanti la Corte di Cassazione lamentando diversi motivi, in parte accolti.

 

Bancarotta societaria: il nesso di causalità tra falso in bilancio e aggravamento del dissesto. La Corte riconferma il principio, ormai ampiamente consolidato in giurisprudenza, in merito al nesso di causalità tra falsità in bilancio e aggravamento del dissesto: nelle ipotesi di bancarotta societaria previste al secondo comma, n. 1) dell’art. 223 l. fall. integrano responsabilità penale anche quelle condotte che sono commesse successivamente alla irreversibilità del dissesto.
Il principio appena esposto è supportato, in primis, dalla natura stessa del dissesto, fenomeno non istantaneo ma che si realizza con progressione e durata nel tempo.
In secondo luogo, la disciplina del nesso eziologico, contenuta nell’art. 41 c.p., dichiara rilevanti per la sussistenza di un rapporto di causalità tra azione/omissione ed evento anche le cause sopravvenute.
Viene, dunque, applicata al caso di specie la nozione dinamica di dissesto (illustrata ampiamente nella sentenza Cass. Pen. n. 16259/2010), in base alla quale è integrato il reato di bancarotta impropria determinato da reato societario quando l’amministratore di società espone nel bilancio dati non veri al fine di occultare la sostanziale perdita di capitale sociale, così da occultare la necessità di un rifinanziamento o della liquidazione della società.
Le fattispecie di cui all’art. 223 l. fall. non sono configurabili come reati d’evento, dove questo è costituito dal dissesto che deve ricollegarsi causalmente al falso in bilancio; quindi si incorre in responsabilità penale anche quando la condotta illecita abbia concorso a determinare solo un aggravamento del dissesto già in atto della società.
Chiarito che anche le condotte successive al palesarsi del dissesto siano rilevanti ai fini della sussistenza della condotta illecita, i giudici di legittimità precisano, però, che per esservi falso in bilancio gli elementi sorti ulteriormente devono essere di entità tale da aver aggravato in modo significativo il dissesto economico della società.
Nella fattispecie in esame invece, si evidenzia nella sentenza, “a partire dal 1997 sino alla data di dichiarazione del fallimento (26/10/2000) […] sostanzialmente e complessivamente il passivo societario è rimasto pressoché identico”, pertanto in riferimento al reato di falso in bilancio la Corte annulla con rinvio alla Corte d’Appello torinese che dovrà verificare se, nel caso di specie, l’iscrizione a bilancio di una perdita inferiore rispetto alla reale perdita abbia effettivamente aggravato il dissesto aziendale.

 

La bancarotta documentale. Confermato, invece, anche in sede di giudizio di legittimità, il reato di bancarotta documentale.
La sussistenza di tale fattispecie, infatti, dipende dalle modalità di tenuta dei documenti contabili e non da una valutazione quantitativa dell’aggravamento del dissesto.
Il reato di bancarotta documentale è, quindi, da ritenersi sussistente quando l’apparato contabile risulta, da un punto di vista sostanziale, estremamente carente da far ritenere che vi siano state deliberate manipolazioni finalizzate a rendere irricostruibile il patrimonio societario e soprattutto gli atti di disposizione da parte degli amministratori.

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