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Il riconoscimento del privilegio al credito dell’impresa artigiana

12 Novembre 2018 |

Cass. Civ.

Crediti privilegiati

In tema di privilegio generale sui mobili, l’art. 2751-bis, comma 1, c.c., come sostituito dall’art. 36 DL n. 5/2012, laddove accorda il privilegio ai crediti dell’impresa artigiana non ha natura interpretativa e valore retroattivo.

 

Il caso. Il tribunale respingeva l’opposizione ex art. 98 l.fall. proposta da una S.r.l. avverso lo stato passivo del fallimento di una S.p.a. in liquidazione con il quale il credito della opponente, per lavori edili, installazioni elettroniche ed ulteriori lavori eseguiti negli anni 2004,2006 e 2007, veniva ammesso in via chirografaria anziché in via privilegiata. Avverso tale provvedimento la S.r.l. proponeva ricorso in Cassazione.

 

Privilegio generale dei mobili e interpretazione della novella normativa. L’art. 2751-bis, comma 1, c.c., come sostituito dall’art. 36 DL n. 5/2012, laddove accorda il privilegio ai crediti dell’impresa artigiana non ha natura interpretativa e valore retroattivo, facendo difetto sia l’espressa previsione nel senso dell’interpretazione autentica, sia i presupposti di incertezza applicativa che ne avrebbero giustificato l’adozione, sicché, riguardo al periodo anteriore all’entrata in vigore della novella, resta fermo che l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane non spiega alcuna influenza sul riconoscimento del privilegio, dovendosi ricavare la nozione di “impresa artigiana” dai criteri generali di cui all’art. 2083 c.c..

 

Privilegio al credito vantato da un’impresa artigiana e preminenza del fattore lavoro. Ai fini del riconoscimento del privilegio al credito vantato da un’impresa artigiana occorre la preminenza del fattore lavorosul capitale investito e la prevalenza del lavoro personale del titolare dell’impresa, che va intesa non solo nel senso quantitativo, ma anche in senso funzionale e qualitativo, in rapporto con le caratteristiche strutturali fondamentali dell’impresa e con la natura del bene prodotto o del servizio reso. L’art. 2083 c.c., a differenza dell’art. 3, comma 2, L. n. 443/1985, nel porre quale requisito dell’impresa artigiana anche quello della preminenza del fattore lavoro sul capitale, non fa riferimento all’intera componente della forza lavoro e, quindi, anche all’attività dei dipendenti, ovvero al lavoro altrui, ma soltanto all’attività del titolare dell’impresa e dei componenti della sua famiglia. Quand’anche possa essere ricompreso, ai fini della prevalenza del fattore lavoro sul fattore capitale, il lavoro altrui dei dipendenti dell’imprenditore, si deve trattare di un numero esiguo di dipendenti.

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