News

Infalcidiabilità del credito IVA nel concordato con transazione fiscale

Il credito IVA, per poter essere soggetto a falcidia nell’ipotesi in cui il debitore ricorra al concordato preventivo nella forma della transazione fiscale, deve essere inserito in un’apposita classe di crediti privilegiati IVA che resti al di fuori della transazione stessa. L’esclusione del credito dalla transazione fiscale, infatti, permette la non applicazione dell’art. 182-ter l. fall., in base al quale sarebbe consentito unicamente il pagamento dilazionato del credito.

Così la Cassazione, nella sentenza n. 18561/2016, è tornata ad occuparsi della falcidiabilità del credito IVA.

 

La vicenda. Una s.r.l. proponeva concordato con transazione fiscale. In primo grado tale proposta era stata dichiarata inammissibile perché prevedeva il pagamento del credito IVA in una misura inferiore rispetto alle somme che erano state certificate dall’Amministrazione finanziaria. Contestualmente veniva dichiarato il fallimento della società. Il reclamo avverso tale decisione veniva respinto dal giudice di merito sul rilievo che l’art. 182-ter l. fall. permetteva esclusivamente di posticipare il pagamento dei crediti IVA e non di falcidiarli. La ricorrente si rivolge quindi in Cassazione lamentando l’erronea applicazione degli artt. 182-ter e 160, comma 2, l. fall. per aver ritenuto la Corte d’appello irrilevante, ai fini della formulazione della transazione fiscale, l’incapienza totale o parziale dei beni mobili su cui grava il privilegio IVA.

 

La certificazione del credito tributario e l’infalcidiabilità dell’IVA. L’art. 182-ter l. fall. prevede la facoltà di ricorrere a transazione fiscale per crediti tributari e previdenziali qualora il debitore si avvalga di una procedura di concordato preventivo (o di accordo di ristrutturazione dei debiti). La transazione fiscale consente di poter pagare in misura ridotta alcuni crediti certificati dall’Amministrazione finanziaria o dal cessionario della riscossione, rispettando i limiti fissati dalla stessa disposizione, come ad esempio l’infalcidiabilità del credito IVA.

Per questa tipologia di crediti l’unica strada che il debitore può perseguire, al fine di saldare il suo debito in misura ridotta rispetto a quella certificata, è escluderne il loro inserimento all’interno della transazione fiscale, e proseguire una lite in riferimento a detti crediti anche dopo l’omologazione della proposta di concordato.

 

L’incapienza dei beni mobili su cui grava privilegio. Secondo la Cassazione è da escludere che l’incapienza eventuale, parziale o totale che sia, dei beni su cui grava privilegio generale mobiliare previsto per i crediti IVA ex art. 2753, comma 3, c.c., possa fungere da giustificazione ai fini di una falcidia di detto credito all’interno di una procedura di concordato preventivo che ricorre alla forma della transazione fiscale.

È vero che la Corte di Giustizia, 7 aprile 2016, causa C- 546/14 (vedi news La Corte di Giustizia UE conferma la falcidiabilità dell’IVA, in questo portale) ha dichiarato che le disposizioni comuni ai diversi paesi europei attinenti al credito IVA (art. 4, par. 3 T.U.E.; artt. 2, 250, par. 1, e 273 direttiva 2006/112/CE) non sono di ostacolo ad una normativa nazionale che permette ad un imprenditore in stato d’insolvenza di presentare una domanda di concordato preventivo all’interno della quale la soddisfazione di tale credito sia prevista in misura parziale;ma, a suo tempo, la Cassazione aveva precisato che nell’ipotesi in cui si ricorra alla transazione fiscale opera la disciplina specifica di cu all’art. 182-ter l. fall., che prevede espressamente la sola possibilità di dilazione del credito IVA e non di falcidia (Corte Cost. 23 giugno 2014, n. 225).

Sulla base di quanto stabilito nella sentenza, nel caso in esame il debitore non ha inteso escludere il credito IVA dalla proposta di transazione fiscale, inserendolo in un’apposita classe di crediti privilegiati falcidiati, nè ha adottato il sistema ex art. 160, comma 2, l. fall. che permette la detta falcidia solo laddove l’incapienza dei beni su cui grava il privilegio sia attestata da un professionista e sia previsto il soddisfacimento dei creditori di grado inferiore con l'intervento esclusivo della cd. "finanza esterna".

 

 

Sullo stesso tema, vedi news:

Leggi dopo