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L’azione revocatoria proposta dal curatore: il punto delle Sezioni Unite

L’azione revocatoria ordinaria proposta dal curatore ex art. 66 l.fall. si connota di caratteristiche tali da giustificarne la qualifica di azione direttamente derivante da una procedura d’insolvenza e ad essa strettamente connessa.

 

Il caso. I soci illimitatamente responsabili di una società di fatto stipulavano con una banca iscritta nel registro delle imprese di Malta tre trusts costituiti da un primo atto di dotazione e dalla successiva intestazione alla banca delle quote rappresentanti la totalità  del capitale sociale di una società avente sede in Portogallo. Successivamente il Tribunale dichiarava il fallimento della società di fatto e, con atto di citazione notificato alla banca, il curatore del fallimento promuoveva azione revocatoria ordinaria richiedendo l’inefficacia nei confronti della massa dei creditori degli atti di conferimento in trust, condannando la banca trustee al pagamento del relativo controvalore. La banca si costituiva eccependo il difetto di giurisdizione del giudice italiano ed il fallimento proponeva regolamento di giurisdizione.

 

I giudici dello stato membro nel cui territorio sia stata avviata una procedura d’insolvenza hanno giurisdizione anche sui convenuti aventi sede o domicilio in un altro Stato membro. I Giudici dello stato membro all’Unione Europea nel cui territorio sia stata avviata una procedura d’insolvenza hanno giurisdizione anche sui convenuti aventi sede o domicilio in un altro Stato membro qualora l’azione contro di essi proposta sia qualificabile come direttamente derivante dalla procedura d’insolvenza e ad essa strettamente connessa. Per qualificare un’azione come tale non basta che la stessa venga esercitata nell’ambito di una procedura d’insolvenza, occorrendo anche e soprattutto che la stessa si fondi su disposizioni  in deroga alle norme generali del diritto comune.

 

La legittimazione del curatore che agisce in qualità di organo della procedura e non in sostituzione dei falliti non deriva da un’applicazione coordinata delle norme di diritto comune. La legittimazione del curatore che agisce in qualità di organo della procedura e non in sostituzione dei falliti non deriva da un’applicazione coordinata delle norme di diritto comune ma dall’art. 66 l.fall: disposizione specifica destinata esclusivamente a lui per il caso d’insolvenza. Il fatto che la stessa postuli gli stessi presupposti di quella prevista dall’art. 2901 c.c. e l’esperibilità di quest’ultima anche in assenza di una procedura concorsuale non sono di per sé, neppure in via generale ed astratta, circostanze decisive per escludere la possibilità di riguardare quella di cui all’art. 66 l.fall. come un’azione direttamente derivante dal fallimento. 

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