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L’infalcidiabilità dell’IVA nel concordato preventivo: la pronuncia delle Sezioni Unite

La previsione dell’infalcidiabilità del credito IVA di cui all’art. 182 ter l.fall. trova applicazione solo nell’ipotesi di proposta di concordato accompagnata da una transizione fiscale.

 

Il caso. Una Srl impugnava il decreto della Corte d’appello con il quale, in riforma della decisione di primo grado, si rigettava la domanda di omologazione del concordato preventivo. I giudici del merito ritennero che, anche quando non connessa ad una transazione fiscale, la proposta di concordato preventivo sia inammissibile, in quanto formulata in violazione del divieto di falcidia del credito IVA, imposto dall’art. 182 ter l.fall. con disposizione di natura sostanziale ed eccezionale applicabile in qualsiasi contesto procedimentale.

 

La falcidiabilità del credito IVA è compatibile con il concordato preventivo. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 7 aprile 2016, ha dichiarato eurounitariamente compatibile la falcidiabilità del credito IVA in sede di concordato preventivo , in ragione della serietà del procedimento destinato a verificare l’impossibilità di una migliore soddisfazione della pretesa tributaria in caso di fallimento.

 

L’infalcidiabilità del credito IVA rappresenta un’eccezione alla regola della falcidiabilità dei crediti privilegiati. La regola dell’infalcidiabilità del credito IVA è inclusa nella disciplina speciale del concordato preventivo con transazione fiscale. In tale ambito, l’infalcidiabilità del credito IVA rappresenta un’eccezione alla regola della falcidiabilità dei crediti privilegiati anche tributari. Tale eccezione non può estendersi automaticamente oltre l’ambito di applicazione della disciplina speciale in cui è inclusa.

Sullo stesso tema la Corte di Cassazione a Sezioni Unite si era già espressa con la recente sentenza n. 26988 del 27 dicembre scorso (in questo portale: Le Sezioni Unite sull'infacidiabilità dell'IVA nel concordato preventivo).

 

 

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