News

L’intervenuto fallimento giustifica l’emissione anticipata dell’avviso di accertamento

In materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’intervenuta dichiarazione di fallimento di quest’ultimo giustifica l’emissione dell’avviso di accertamento senza l’osservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, L. n. 212/2000, a prescindere dalla sua esternazione all’interno dell’atto impositivo, non richiesta dallo Statuto del contribuente, né da altra specifica disposizione, discendendo l’urgenza dalla necessità dell’Erario di procurarsi tempestivamente il titolo utile per insinuarsi al passivo fallimentare.

 

Il caso. La curatela fallimentare di una S.r.l. proponeva ricorso per cassazione contro l’Agenzia delle Entrate  avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale con la quale venivano rigettati gli appelli separatamente proposti dalla curatela avverso tre sentenze rese in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale; adita dalla curatela con tre distinti giudizi aventi ad oggetto l’impugnazione di tre distinti avvisi di accertamento, notificati sulla base di un processo verbale di constatazione.

 

Erario ed intervenuto fallimento: l’attività accertativa è da qualificare come urgente. La particolarità della condizione del contribuente in stato fallimentare – sottolinea la Suprema Corte - giustifica senza dubbio ancorché l’insinuazione del Fisco nel passivo, in ragione della tempistica dell’accertamento, possa avvenire solo tardivamente, che l’attività accertativa possa oggettivamente qualificarsi urgente e ciò senza che si verifichi la lesione del principio di uguaglianza.

Leggi dopo