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La c.d. bancarotta riparata esclude la responsabilità penale

Con la sentenza n. 4790/2016, la Corte di Cassazione ribadisce che la responsabilità penale per il reato di bancarotta per distrazione deve essere esclusa se il patrimonio dell’impresa viene reintegrato prima della pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento, in considerazione dell’idoneità di tale operazione ad eliminare il potenziale danno per le ragioni creditorie.

Il caso – Il presidente del consiglio di amministrazione di una s.p.a. veniva riconosciuto responsabile ai sensi dell’art. 216 l. fall. per le condotte distrattive, aventi ad oggetto finanziamenti erogati a società partecipate non restituiti, che avevano condotto alla dichiarazione di fallimento della società.
La restituzione delle somme distratte - Avverso la pronuncia di condanna viene proposto ricorso per cassazione dall’imputato che deduce violazione di legge e vizio motivazionale sull’affermazione di responsabilità in quanto la risoluzione delle difficoltà finanziarie delle partecipate aveva consentito una successiva compensazione di crediti a titolo di saldo per i finanziamenti ricevuti. Tale situazione non era però stata apprezzata dai giudici di merito quale causa idonea ad elidere la distrazione poiché verificatasi in un momento in cui il dissesto si era già manifestato.
Il limite temporale per la valutazione di tale idoneità veniva ricondotto al momento della dichiarazione di fallimento, a partire dal quale risultava integrata la bancarotta fraudolenta, escludendo dunque la ravvisabilità dell’ipotesi della c.d. bancarotta riparata per effetto della restituzione dei finanziamenti erogati dalla fallita.
La funzione della dichiarazione di fallimento - I Giudici di legittimità riconoscono la fondatezza del ricorso e ribadiscono come il fondamento giuridico dell’esclusione della responsabilità penale, in conseguenza della restituzione della somma distratta prima della dichiarazione di fallimento, sia ravvisabile nell’eliminazione degli effetti pregiudizievoli per la garanzia delle obbligazioni verso i creditori, risultato che si concretizza per il mero dato oggettivo della restituzione delle somme, indipendentemente dalla titolarità delle stesse.
Quando sussiste la bancarotta riparata - In considerazione della «naturale progressività dei fattori determinativi del dissesto di un’impresa», deriva la necessità di considerare la fluidità del fenomeno nell’individuazione della soglia cronologica di rilevanza delle condotte avvalorate dal ricorrente.
La dichiarazione di fallimento, rispetto alla fattispecie della bancarotta, assume la funzione di qualificare la condotta distrattiva in termini di pericolo per le pretese creditorie che si concretizza proprio con l’apertura della procedura concorsuale. Ne consegue che, come già affermato dalla giurisprudenza di legittimità (v. Cass. n. 52077/14, oggetto della news Bancarotta riparata: la restituzione dei beni distratti “annulla” il reato solo se avviene prima della dichiarazione di fallimento) fino alla pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento, la reintegrazione del patrimonio dell’impresa è ancora idonea ad eliminare il potenziale danno per i creditori e dunque ad escludere la responsabilità penale dell’imputato.
In conclusione, la sentenza impugnata viene annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello per un nuovo esame.

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