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La CGUE sulla riduzione della base imponibile IVA nelle procedure

In tema di riduzione della base imponibile IVA nelle procedure concorsuali, l’art. 11, parte C, par. 1, comma 2, della sesta direttiva 77/388/CEE deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro non può subordinare la riduzione della base imponibile dell’IVA all’infruttuosità di una procedura concorsuale qualora una tale procedura possa durare più di dieci anni.

 

Il caso. A seguito della dichiarazione di fallimento di un suo cliente senza aver pagato una fattura, un contribuente riduceva a concorrenza di tale debito la sua base imponibile IVA, credendo di essere autorizzato a farlo in applicazione delle disposizioni di cui al d.P.R. n. 633/1972. L’Agenzia delle Entrate non approvava tale rettifica, argomentando che la stessa poteva essere effettuata solo dopo l’esperimento infruttuoso di una procedura concorsuale o di una procedura esecutiva individuale, ovvero una volta acquisita la certezza che il credito non sarebbe stato onorato, e non a seguito di una semplice sentenza dichiarativa di fallimento. Il contribuente adiva la Commissione tributaria provinciale sostenendo, al contrario, che la riduzione della base imponibile per mancato pagamento del corrispettivo doveva poter essere operata al momento della dichiarazione di fallimento del debitore. La CTP, in virtù di dubbi circa la conformità dell’art. 26 del d.P.R. n. 633/1972 ai principi di proporzionalità, di effettività del diritto dell’Unione e di neutralità dell’IVA, sospendeva il procedimento e sottoponeva la questione all’esame della CGUE.

 

L’analisi della Corte di Giustizia UE. In base al principio di proporzionalità, che fa parte dei principi generali del diritto dell’Unione, i mezzi impiegati per l’attuazione della sesta direttiva devono essere idonei a realizzare gli obiettivi perseguiti da tale testo e non devono eccedere quanto è necessario per conseguirli. Lo scopo della deroga al diritto di riduzione della base imponibile prevista all’art. 11, parte C, paragrafo 1, comma 2, della sesta direttiva è quello di tenere conto dell’incertezza intrinseca al carattere definitivo del non pagamento di una fattura. Nel caso specifico, sottolinea la CGUE, di tale incertezza si tiene conto privando il soggetto passivo del suo diritto alla riduzione della base imponibile finché il credito non presenti un carattere definitivamente irrecuperabile e - secondo la Corte - lo stesso fine potrebbe essere perseguito accordando parimenti la riduzione allorché il soggetto passivo segnala l’esistenza di una probabilità ragionevole che il debito non sia saldato, anche a rischio che la base imponibile sia rivalutata al rialzo nell’ipotesi in cui il pagamento avvenga comunque. Spetterebbe quindi alle autorità nazionali stabilire, nel rispetto del principio di proporzionalità e sotto il controllo del giudice, quali siano le prove di una probabile durata prolungata del non pagamento che il soggetto passivo deve fornire in funzione delle specificità del diritto nazionale applicabile. 

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