News

La confisca penale prevale sull’ipoteca

Con la sentenza a Sezioni Unite n. 10532 del 7 maggio scorso, (seguita da due sentenze gemelle, n. 10533 e 10534) la Corte di Cassazione ha chiarito i rapporti tra confisca penale e ipoteca, affermando la prevalenza della misura di prevenzione patrimoniale, con conseguente estinzione ex lege di tutti gli oneri e pesi: l’acquisto, da parte dello Stato, del bene confiscato ai sensi della normativa antimafia non è a titolo derivativo ma libero dai pesi e dagli oneri, anche se iscritti o trascritti anteriormente alla misura di prevenzione. La salvaguardia del preminente interesse pubblico giustifica il sacrificio inflitto al terzo di buona fede, titolare di un diritto reale di godimento o di garanzia, il quale potrà avvalersi di una tutela risarcitoria, agendo davanti al giudice dell’esecuzione presso il tribunale che ha disposto la confisca.

La vicenda e la rimessione alle Sezioni Unite. Nel corso di una procedura esecutiva, il Ministero dell’Economia e l’Agenzia del Demanio proponevano opposizione di terzo, sostenendo che i beni oggetto dell’esecuzione non potevano essere pignorati in quanto appartenenti allo Stato, per essere stati confiscati ai sensi della normativa antimafia (l. n. 575/1965). Il Tribunale rigettava l’opposizione e gli istanti proponevano ricorso per Cassazione.
Con ordinanza interlocutoria n. 2340/2012, la Terza Sezione rimetteva alle Sezioni Unite, rilevando che il tema dei rapporti tra ipoteca e confisca penale ha ricevuto una disciplina esaustiva solo con il c.d. Codice antimafia (d. lgs. n. 159/2011), mentre per le controversie anteriormente insorte sussistono numerosi dubbi interpretativi e contrasti in dottrina e giurisprudenza.
Il contrasto in dottrina e giurisprudenza. Si tratta di stabilire, tra le altre cose, se la confisca di un bene disposta ai sensi della normativa antimafia estingua o meno le ipoteche iscritte su quell’immobile, e a quale giudice spetti la competenza a risolvere il conflitto tra creditore ipotecario e Stato. Sul punto, rileva la Corte, la giurisprudenza civile e quella penale hanno spesso fornito risposte contrastanti.
La legge di Stabilità 2013 e la prevalenza della confisca. Nel corso della controversia è stata emanata la c.d. Legge di Stabilità 2013 (l. n. 228/2012) che, all’art. 1, commi da 189 a 205, ha introdotto significative novità in materia di sequestro, confisca, gestione ed alienazione dei beni nella disponibilità di appartenenti ad organizzazioni mafiose. In particolare, vengono disciplinati in materia organica i rapporti ed i conflitti tra lo Stato confiscante di beni ed i creditori garantiti da ipoteca iscritta sui medesimi beni, per tutti i rapporti ancora soggetti alla disciplina dell’art. 2-ter l. n. 575/1965, “in un’ottica di saldatura con la disciplina” prevista dal Codice Antimafia.
L'art. 1, comma 194, testualmente recita "A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, sui beni confiscati all'esito dei procedimenti di prevenzione per i quali non si applica la disciplina dettata dal libro I del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, non possono essere iniziate o proseguite, a pena di nullità, azioni esecutive". L’inibitoria delle azioni esecutive riguarda esclusivamente i beni confiscati, con la conseguenza che i pignoramenti dei beni sequestrati non possono essere sospesi e proseguono sino alla misura ablatoria.
Ma, afferma la Cassazione, il legislatore ha chiarito definitivamente che la misura di prevenzione patrimoniale prevale sull’ipoteca, con conseguente estinzione di diritto degli oneri o dei pesi, anche se iscritti o trascritti anteriormente. All’esito della confisca, insomma, lo Stato acquista un bene non a titolo derivativo, ma libero da pesi e oneri.
Il terzo creditore in buona fede ha diritto a un risarcimento. La salvaguardia del preminente interesse pubblico, dunque, giustifica il sacrificio inflitto al terzo di buona fede, titolare di un diritto reale di godimento o di garanzia, ammesso, ora, a una tutela di tipo risarcitorio.
La competenza spetta al “giudice dell’esecuzione presso il tribunale che ha disposto la confisca”, il quale, prima di ammettere il credito, con un procedimento di natura concorsuale, dovrà accertare, ex art. 52, comma 1, lett. b) d. lgs. n. 159/2011, che “il credito non sia strumentale all’attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, a meno che il creditore dimostri di avere ignorato in buona fede il nesso di strumentalità”. Spetta al creditore, insomma, provare la propria buona fede e l’incolpevole affidamento.
 

Leggi dopo

Le Bussole correlate >