News

La controversa questione della proponibilità dell'azione revocatoria da parte di un fallimento verso un altro fallimento

Con l’ordinanza interlocutoria n. 1894 del 2018 della prima sezione della Suprema Corte, viene rimessa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite la controversa questione relativa alla possibilità per un fallimento di esperire azione revocatoria nei confronti di un altro fallimento.

 

Il caso. Il fallimento di una società Alfa proponeva azione revocatoria ex  art. 66 l. fall. – accolta dal Tribunale di Siracusa - nei confronti del fallimento di un’altra società Beta relativamente all'alienazione di un'azienda, a prezzo vile intercorsa tra le due società quando entrambe erano in bonis. La Corte d’appello di Catania accoglieva l’eccezione - sollevata dal fallimento della società Beta - di “improponibilità e/o inammissibilità dell’azione revocatoria esercitata”, in relazione al fatto che tale azione era stata rivolta nei confronti di una Procedura concorsuale. In particolare, la Corte siciliana ha affermato che l'azione revocatoria ordinaria esercitata in sede fallimentare è soggetta al divieto  di cui all’art. 51 l.fall. e, quindi, non è ammissibile  esperire tale azione contro una procedura concorsuale. Ricorreva, in cassazione, il fallimento della società Alfa, osservando - con il primo motivo - che l'eccezione sollevata dal Fallimento della società è da ritenersi tardiva, in quanto proposta per la prima volta in appello e contestando – con il secondo motivo – la fondatezza del merito dell’eccezione in quanto tale.

 

Gli orientamenti sull’ azione revocatoria in sede fallimentare e l’ordinanza di rimessione.- La Cassazione, secondo un primo orientamento (Cass. n. 10486 del 2011) aveva affermato che non è ammissibile la proposizione di un’azione revocatoria, ordinaria o fallimentare, nei confronti di un fallimento, in quanto verrebbero ad essere violati sia il “principio di cristallizzazione della massa passiva alla data di apertura del concorso”, di cui agli artt. artt. 51 e 52 legge fall., sia il carattere costitutivo dell’azione stessa. Altro orientamento - più risalente nel tempo e avallato anche dalle Sezioni Unite (n. 2946/2008) – ha precisato che l’azione revocatoria previamente esperita può essere proseguita anche se, nelle more di quel giudizio, sopravvenga il fallimento del soggetto convenuto in revocatoria. E, ancora, ha osservato che il possibile contrasto tra l'esperimento dell'azione revocatoria e le regole prescritte dagli artt. 51 e 52 l.fall. sarebbe risolto nel senso che il Tribunale che ha dichiarato il fallimento resta competente a decidere circa l'inefficacia dell'atto, mentre le pronunce conseguenti alla dichiarazione di inefficacia competono invece al tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo con le modalità per l'accertamento del passivo.

Con l’ordinanza in esame, la Suprema Corte, richiamando una dottrina, ritiene che l’azione revocatoria sia azione di accertamento con effetti costitutivi e che, quindi non possa essere ricondotta al “divieto di inizio e di proseguimento” di cui all’art. 51 l. fall. e quindi rimette la questione al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

Leggi dopo