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La curatela non può proseguire il giudizio di opposizione a precetto

Il giudizio di opposizione a precetto, ex art. 615, comma 1, c.p.c., non può essere proseguito, successivamente alla dichiarazione di fallimento del debitore opponente, dalla curatela fallimentare, poiché si tratta di una causa di accertamento negativo dell’esistenza del credito di cui è stato intimato il pagamento e, dunque, resta “attratta” nella competenza del tribunale fallimentare.    

 

Il caso. Una S.p.a. intimava ad una società di costruzioni il pagamento di un’ingente somma di denaro. Avverso l’atto di precetto quest’ultima proponeva opposizione chiedendo che fosse dichiarata l’illegittimità dell’atto, in quanto il credito era stato pagato. Nel corso del giudizio interveniva la dichiarazione di fallimento della società di costruzioni, la curatela riassumeva il giudizio e la Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, dichiarava l’inefficacia del precetto. Avverso tale sentenza la s.p.a. ricorreva in Cassazione.

 

Curatela fallimentare e prosecuzione del giudizio di opposizione a precetto.  Il giudizio di opposizione a precetto, ex art. 615, comma 1, c.p.c., non può essere proseguito, dopo la dichiarazione di fallimento del debitore opponente, dalla curatela fallimentare, poiché si tratta di una causa di accertamento negativo dell’esistenza del credito di cui è stato intimato il pagamento e, dunque, resta “attratta” nella competenza del tribunale fallimentare stabilita dall’art. 52, comma 2, l. fall., secondo cui ogni credito deve essere accertato secondo le norme stabilite per la verifica dello stato passivo.

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