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La desistenza dell’unico creditore istante successiva alla dichiarazione di fallimento è irrilevante

12 Marzo 2019 |

Cass. Civ. – Sez. I – 11 marzo 2019 – n. 6978, ord..pdf

Desistenza

L’imprescindibile iniziativa di parte non implica che, una volta pronunciato il fallimento, il creditore possa disporre degli interessi dei creditori concorrenti mediante una mera desistenza processuale. La desistenza dell’unico creditore istante successiva alla dichiarazione di fallimento non comporta la revoca del fallimento stesso.

 

Il caso. Il tribunale dichiarava il fallimento di una S.p.a. su istanza dei creditori. Successivamente, la Corte d’appello rigettava il reclamo proposto dalla società fallita ritenendo che la desistenza dei creditori istanti intervenuta dopo la dichiarazione di fallimento non consentisse la revoca della statuizione già pronunciata. Avverso il provvedimento la S.p.a. proponeva ricorso in Cassazione.

 

La desistenza dell’unico creditore istante successiva alla dichiarazione di fallimento non comporta la revoca del fallimento stesso. La dichiarazione, infatti, una volta pronunciata, produce effetti erga omnes, la persistenza dei quali non può essere rimessa alla mera volontà del creditore istante, la cui necessaria funzione propulsiva della procedura fallimentare si esaurisce con la dichiarazione di fallimento. In questa prospettiva di indagine, che valorizza unicamente l’azione promossa e mantenuta ferma dall’instante fino alla dichiarazione di fallimento, rimanendo ininfluente la successiva desistenza, non assume alcun rilievo e risulta priva di decisività ogni considerazione relativa alla posizione di eventuali ulteriori crediti il cui diritto risulti successivamente accertato in sede di verifica del passivo.

 

La sussistenza anche di un solo credito contestato in capo all’instante consente di addivenire alla declaratoria di fallimento. L’art. 6 l.fall., ladove stabilisce che il fallimento è dichiarato su istanza di uno o più creditori, intende chiarire che lo stato d’insolvenza rappresenta una situazione oggettiva di impossibilità dell’imprenditore di far fronte alle proprie obbligazioni con i normali mezzi di pagamento e prescinde totalmente dal numero dei creditori istanti, essendo ben possibile che anche un solo inadempimento possa essere indice di tale situazione oggettiva.

 

La legge fallimentare non prevede requisiti dello stato d’insolvenza, ma degli indizi che ne costituiscono gli elementi sintomatici e sono apprezzabili dal giudice al fine della dimostrazione della sua sussistenza.

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