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La mancata contestazione del Curatore non comporta automatica ammissione del credito al passivo

IL CASO - Su ricorso in opposizione allo stato passivo, il Tribunale adito respingeva la richiesta di ammissione di una ditta individuale in relazione ad un credito per competenze relative ad un contratto di sub-trasporto, proposta sulla base del fatto che a seguito del furto di un carico affidato alla società fallita, il creditore opponente aveva subito un'azione risarcitoria promossa dalla committente e dalle sue compagnie assicuratrici, azione ancora pendente davanti al Tribunale competente. Avverso il decreto di reiezione del Tribunale, ricorreva per Cassazione il creditore escluso, lamentando in diversi motivi di impugnazione, la non corretta applicazione del disposto dell'art. 99 l. fall. in merito agli effetti della mancata attività processuale della Curatela nel giudizio di opposizione e della conseguente ammissibilità del credito, nonché in merito alla prova ed alla quantificazione del credito in tema di trasporto internazionale.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16554, depositata il 6 agosto 2015, ha respinto il ricorso con riferimento alle censure svolte all'applicazione dell'art. 99 l. fall., mentre ha accolto le doglianze del ricorrente in merito alla questione relativa alla prova ed alla quantificazione del credito.

IL PRINCIPIO DI NON CONTESTAZIONE - In particolare, con riferimento all'art. 99 l. fall., la Corte ha stabilito che in tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione non comporta l'automatica ammissione del credito al passivo quando non sia stato contestato dal Curatore (o dai creditori legittimati), restando al Giudice Delegato (e al Tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni eccezione e applicare i principi in tema di verificazione dei fatti e delle prove, specie quando la verificazione del credito s'incentra su una serie di fatti, tra di loro concatenati, la cui conferma si presenti articolata e complessa, non unidirezionale, e perciò bisognosa di prova in tutti i suoi segmenti e passaggi dimostrativi.
In merito alla prova ed alla quantificazione del credito, la Suprema Corte ha ritenuto che le regole relative alla responsabilità del vettore, anche in sede di verificazione dello stato passivo debbano trovare applicazione attraverso i principi giuridici in materia di trasporto delle merci, e precisamente:

  • in ordine alla sussistenza del credito, l'onere della prova liberatoria incombe sul vettore, che deve dimostrare che i fatti, sebbene riconducibili a terzi, si sian svolti con modalità talmente atipiche ed abnormi da doversi ritenere del tutto imprevedibili ed inevitabili anche mediante l'assunzione di misure di prevenzione adeguate;

  • in ordine all'entità del credito, per stabilire il danno conseguente alla perdita o all'avaria delle cose trasportate, si deve fare riferimento alle risultanze delle fatture emesse dal mittente nei confronti del destinatario, poiché corrisponde ad una presunzione semplice che nei normali rapporti tra imprenditori commerciali venga praticato il prezzo di mercato.

Alla luce di detti principi, dunque, anche in sede di opposizione allo stato passivo, sebbene la non contestazione da parte del Curatore del credito non comporti l'immediata ammissione al Fallimento, la valutazione in punto an e in punto quantum deve essere svolta dal Giudice Delegato (o dal Tribunale) secondo i principi e le regole del rapporto giuridico dedotto.

 

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