News

La mancata partecipazione del PM all’udienza prefallimentare è irrilevante

15 Gennaio 2019 |

Cass. Civ.

Pubblico ministero

Nel procedimento di dichiarazione di fallimento è irrilevante la mancata partecipazione del Pubblico Ministero all’udienza prefallimentare non potendosi trarre da una simile condotta alcuna volontà, anche solo implicita, di rinunciare o desistere all’istanza presentata.

 

Il caso. Il tribunale, all’esito del voto sfavorevole della maggioranza dei creditori, dichiarava l’inammissibilità della proposta di concordato presentata da una S.r.l. in liquidazione e, in accoglimento della richiesta presentata dal Pubblico Ministero dopo la comunicazione della fissazione dell’udienza ai sensi dell’art. 162, comma 2, l.fall. dichiarava il fallimento della società. La Corte d’appello, a seguito del reclamo proposto dalla fallita, riteneva che la decisione impugnata non potesse essere censurata per essere stata emessa a seguito di un’illegittima azione di stimolo nei confronti del P.M., in quanto l’obbligo di comunicazione al P.M. doveva ritenersi sussistente anche qualora si procedesse ai sensi del combinato disposto degli art. 179  e 162, comma 2, l.fall. dato che tale informativa mirava alla medesima finalità prevista dall’art. 173 l.fall.. La Corte d’appello, nel contempo, escludeva che la mancata comparizione del P.M. istante alle due udienze che avevano preceduto la dichiarazione di fallimento potesse essere intesa come implicita rinuncia alla richiesta in precedenza presentata ex  art. 6 l.fall., in quanto l’impulso dato alla procedura fallimentare da parte del P.M. produceva i suoi effetti per tutta la durata del processo, non era passibile di rinuncia e poteva condurre soltanto alla pronuncia di un provvedimento di accoglimento o rigetto. Avverso tale provvedimento la S.r.l. proponeva ricorso in Cassazione.

 

L’art. 179, comma 1, l.fall. non prevede espressamente il coinvolgimento del P.M.. L’art. 179, comma 1, l.fall., nel disciplinare il prosieguo della procedura a seguito del mancato raggiungimento delle maggioranze necessarie, richiama l’art. 162, comma 2, l.fall. e così non lascia dubbi sul fatto che il provvedimento finale, di inammissibilità della proposta concordataria ed eventualmente di fallimento, debba essere assunto dopo aver sentito il debitore in camera di consiglio. All’iniziativa informativa del giudice delegato sugli esiti del voto deve fare perciò seguito la convocazione del debitore in camera di consiglio. Il dettato normativo non prevede invece espressamente il coinvolgimento del P.M., malgrado il suo potere di iniziativa, a differenza di quanto avviene per la presentazione della domanda di concordato preventivo, il decreto di apertura, il provvedimento di apertura del subprocedimento di revoca all’ammissione, il provvedimento di fissazione dell’udienza per l’omologazione e il provvedimento conclusivo del giudizio di omologazione.

Leggi dopo