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La prova del credito della banca nel fallimento

La banca, ove prospetti una sua ragione di credito verso il fallito derivante da un rapporto obbligatorio regolato in conto corrente e ne chieda l’ammissione allo stato passivo, ha l’onere, nel giudizio di opposizione allo stato passivo, di dare piena prova del suo credito, assolvendo il relativo onere secondo il disposto della norma generale dell’art. 2697 c.c., attraverso la documentazione relativa allo svolgimento del conto, senza poter pretendere di opporre al curatore, stante la sua posizione di terzo, gli effetti che, ai sensi dell’art. 1832 c.c., derivano, ma soltanto tra le parti del contratto, dall’approvazione anche tacita del conto da parte del correntista, poi fallito, e dalla di lui decadenza dalle impugnazioni.

 

Il caso. Il giudice delegato al fallimento di una s.r.l. ammetteva al passivo della procedura il credito vantato da Banca Omega s.p.a. in relazione ad un determinato conto corrente, rigettando invece l’istanza di ammissione in relazione al conto corrente anticipi. A seguito dell’opposizione proposta da Banca Beta s.p.a., quale conferitaria di tutte le attività e passività della già Banca Omega s.p.a., il Tribunale reputava che gli estratti integrali di conto corrente non fossero idonei a dimostrare l’esistenza del credito della banca nei confronti del fallito ai fini dell’ammissione al passivo e rigettava l’opposizione proposta da Banca Beta s.p.a. Avverso tale decisione Banca Beta s.p.a. proponeva ricorso in Cassazione, che decideva secondo quanto riportato in massima.

 

Il principio affermato dalla S. Corte trova fondamento nella posizione di terzietà assunta dal curatore. Ciò non significa che in ambito di insinuazione al passivo l’estratto conto debba essere considerato in via generalizzata come privo di qualsiasi valore probatorio. Tuttavia, il credito della banca deve essere provato con l’integrale ricostruzione del dare e dell’avere, il che comporta l’indicazione di tutte le operazioni, a partire dalla prima sino alla chiusura, mentre è insufficiente il riferimento al solo saldo registrato alla data di chiusura del conto e alla documentazione relativa all’ultimo periodo del rapporto, dato che quest’ultima non consente di verificare gli importi addebitati nei periodi precedenti per operazioni passive e quelli relativi agli interessi, la cui iscrizione nel conto ha condotto alla determinazione dell’importo che costituisce la base di computo per il periodo successivo. Al fine di assolvere a questo onere probatorio, la banca, nell’insinuare al passivo fallimentare il credito derivante da un saldo negativo di conto corrente, ha l’onere di dare prova dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali.

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