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La res dubia è presupposto della transazione anche in caso di errata valutazione di una delle parti sull'esito di un giudizio

21 Ottobre 2019 |

Cass. Civ.

Transazione

Il presupposto della res dubia che caratterizza la transazione è integrato dalla sussistenza di discordanti valutazioni in ordine alle correlate situazioni giudiziali ed ai rispettivi diritti ed obblighi delle parti. Nessuna incidenza sulla validità e sulla efficacia del negozio può attribuirsi all’accertamento “ex post” della assoluta infondatezza di una delle contrapposte pretese.

 

Il caso. Un professionista condannato per responsabilità penale in primo grado (con condanna anche al pagamento in favore del Fallimento costituitosi parte civile), si era determinato a concludere un accordo con la curatela, in ragione del quale il professionista aveva versato al Fallimento l’importo di euro 600.000,00, aveva rinunciato ad un credito verso la massa fallimentare e si era impegnato a pagare l’ulteriore importo di euro 371.471,95. Senonché successivamente era intervenuta una pronuncia di assoluzione dalla responsabilità penale e pertanto il professionista, ricevuta la notifica di un atto di precetto da parte della Curatela, aveva promosso opposizione al precetto ex art. 615 c.p.c. chiedendo:
1. la restituzione dell’importo di euro 600.000,00;
2. la dichiarazione di inefficacia della rinuncia al credito verso la massa fallimentare;
3. la dichiarazione di invalidità della transazione quale titolo posto alla base dell’azione esecutiva.
Uscito vittorioso in primo grado e soccombente in appello, il professionista promuoveva ricorso in Cassazione.

 

La decisione della Corte d’Appello e la sua conferma da parte della Corte di Cassazione. La Corte d’Appello, in accoglimento dell’impugnazione promossa dalla curatela, aveva riformato integralmente la sentenza di prima grado, ed aveva stabilito che:

  • erano da considerarsi improcedibili davanti al giudice ordinario le prime due domande promosse dal professionista contro il Fallimento (dirette ad ottenere la restituzione dell’importo di euro 600.000,00 e la dichiarazione di inefficacia della rinuncia al credito), in quanto la relativa decisione spettava al tribunale concorsuale ai sensi degli artt. 52 e 111-bis l. fall.;
  • era da ritenersi valida la transazione ed era quindi da rigettare nel merito l’opposizione a precetto promossa ai sensi dell’art. 615 c.p.c., essendo del tutto irrilevante la successiva assoluzione del professionista ed erronea sul punto l’applicazione dell’art. 1974 c.c.

La Corte di Cassazione, confermando la pronuncia della Corte d’Appello, ribadisce quanto già statuito in tema di presupposto della transazione dalla giurisprudenza: “nessuna incidenza sulla validità e sulla efficacia del negozio può attribuirsi all’accertamento “ex post” della assoluta infondatezza di una delle contrapposte pretese” (cfr. Cass. n. 6861/2003) e ciò in quanto “la prevenzione della lite o il suo superamento e non quindi un astratto accertamento del contenuto esatto ed effettivo della res dubia costituiscono quel che è causa/scopo funzionale che muove le parti a transigere (cfr. Cass. n. 2784/2019).

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