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La risoluzione per inadempimento del concordato con cessione dei beni

Il concordato preventivo con cessione di beni deve essere risolto, a norma dell’art. 186 l.fall., qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione di soddisfare i creditori nella misura promessa, a meno che l’inadempimento non abbia scarsa importanza.

 

Il caso. Il tribunale, dichiarava la risoluzione per grave inadempimento del concordato preventivo di una in liquidazione nonché il fallimento della medesima società. In particolare, l’impossibilità di pagare i creditori chirografari in misura non simbolica, e per l’intero tutti i privilegiati, integrava, per i primi giudici, un inadempimento di non scarsa importanza tale da giustificare la risoluzione del concordato. A contrario la Corte d’Appello, constatava che il decreto di omologa, il cui contenuto decisorio era idoneo ad assumere definitività con efficacia assimilabile a quella del giudicato, qualificava la procedura come quella di un concordato con cessione di beni, senza l’assistenza di alcuna specifica garanzia in ordine al soddisfacimento dei creditori in una predeterminata misura; di conseguenza la circostanza che potesse ricavarsi dalla vendita dei beni oggetto della cessione una somma, anche notevolmente, differente da quella necessaria a garantire il pagamento dei crediti nella percentuale indicata non poteva essere apprezzata quale grave inadempimento idoneo a giustificarne la risoluzione, in quanto l’oggetto dell’obbligazione nel concordato con cessione era unicamente l’obbligo di mettere i beni dell’impresa, liberi da vincoli, a disposizione dei creditori, mentre risultava irrilevante la misura di effettivo soddisfacimento dei creditori privilegiati e ipotecari. In virtù di questi argomenti, la corte territoriale respingeva le originarie domande di risoluzione, di conseguenza, revocava, la dichiarazione di fallimento della S.p.a. Avverso quest’ultima decisione, il predetto fallimento ricorreva in Cassazione.

 

Le disposizioni contenute nell’art. 186 l. fall. evocano i principi codicistici in materia di inadempimento contrattuale, ma non sono applicabili tout court alla risoluzione del concordato.Secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (ex multis, Cass. 4398/2015), rispetto al disposto dell'art. 186 l. fall. nella sua formulazione non più in vigore, il concordato preventivo con cessione dei beni - salva previsione espressa di totale, immediata liberazione del debitore - deve essere risolto ove emerga che esso sia venuto meno alla sua naturale funzione. Questo orientamento mantiene la sua attualità anche rispetto alla vigente formulazione dell'art. 186 l. fall., che, pur utilizzando una terminologia propria delle generale disciplina della risoluzione dei contratti, non può far dimenticare che il concordato preventivo non è un contratto a prestazioni corrispettive, ma un istituto caratterizzato da una natura negoziale contemperata da una disciplina che persegue interessi pubblicistici e conduce, all'esito dell'omologa, alla cristallizzazione di un accordo di natura complessa ove una delle parti (la massa dei creditori) ha consistenza composita e plurisoggettiva. Dunque, benché l'intervento legislativo operato con il d.lgs. n. 169/2007 abbia inteso uniformare la disciplina in materia con quella prevista in tema di concordato fallimentare e rendere applicabili, in coerenza con l'accentuata natura privatistica del concordato preventivo, principi generali in materia di inadempimento contrattuale, la peculiare natura del concordato impedisce una traslazione tout court in questo ambito delle categorie proprie dell'inadempimento contrattuale. In particolare la non imputabilità al debitore dell'inadempimento non rileva ai fini della risoluzione del concordato poiché l'art. 186 l. fall. intende valorizzare il mancato avveramento del piano, ove non di scarsa importanza, secondo una logica ben diversa da quella dell'art. 1218 c.c., a mente del quale l'inadempimento costituisce un fatto causativo di responsabilità a carico della parte inadempiente. È necessario quindi verificare oggettivamente la prospettiva della impossibilità di realizzare la promessa soddisfazione dei creditori valorizzando l'inadempimento nella sua dimensione e consistenza piuttosto che l'aspetto soggettivo dell'ascrivibilità di un simile infruttuoso risultato al debitore, a prescindere da eventuali profili di colpa imputabili al debitore. In altri termini conta il mancato raggiungimento del risultato satisfattivo a cui il concordato era mirato, a prescindere dal perché un simile insuccesso si sia verificato.

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