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La sussistenza della scientia decoctionis nei crediti fallimentari

11 Ottobre 2019 |

Cass. Civ.

Scientia decoctionis

La prova della sussistenza della consapevolezza circa lo stato d’insolvenza dell’imprenditore è raggiunta ogni volta che si siano verificate circostanze, desumibili anche da semplici indizi, tali da far presumere ad una persona di ordinaria avvedutezza e prudenza che l’imprenditore si trovi in una situazione di non normale esercizio dell’impresa.

 

Il caso. Il Tribunale, respingendo l’opposizione allo stato passivo promossa da un società, escludeva la prelazione ipotecaria relativa al credito vantato dalla stessa nel fallimento di una s.r.l.. La creditrice, dunque, proponeva ricorso in Cassazione lamentando che il Giudice avesse errato nel ritenere che essa fosse stata consapevole della crisi in cui versava la società debitrice, poi fallita, alla data in cui era stata concessa l’ipoteca volontaria, dichiarata inefficacie dal Tribunale. Inoltre, la ricorrente lamentava che il Giudice non avesse valutato i vari elementi addotti a riprova della sua inscientia decoctionis.

 

Consapevolezza dello stato di insolvenza. Ha ritenuto la S. Corte che la prova della sussistenza della consapevolezza circa lo stato d’insolvenza dell’imprenditore ex art. 67 l.fall. è raggiunta ogni volta in cui, al momento in cui è posto in essere l’atto revocabile, si siano verificate circostanze tali da far presumere ad una persona di ordinaria avvedutezza e prudenza che l’imprenditore si trovi in una situazione di non normale esercizio dell’impresa. Tale circostanza può essere desunta anche da semplici indizi, aventi l’efficacia probatoria delle presunzioni semplici e, in quanto tali, soggetti a valutazione concreta del giudice di merito.

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